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Il Capo Delegazione Anci Micaela Fanelli: «arriviamo primi a livello nazionale, ora è indispensabile siglare l’accordo puntando sui settori automotive e agroalimentare».
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(AGMnews) - Termoli (CB), 13 set. Dalla previsione normativa, alla realizzazione concreta. È iniziato ufficialmente a Termoli il percorso istituzionale per garantire una Zona Economica Speciale anche sul territorio molisano, in partnership con la Regione Abruzzo. L’avvio dell’iter decisionale è stato stabilito nel corso dell’importante convegno “Zone Economiche Speciali, sviluppo e lavoro. Una grande occasione per i Comuni del Sud”, promosso dall’Anci Molise e Abruzzo, svoltosi nella sala consiliare del Municipio. «Il primo obiettivo, quello di riconoscere una Zes per ogni Regione del sud d’Italia, è stato raggiunto – ha ricordato in apertura dei lavori il Capo Delegazione dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Micaela Fanelli – per prima l’Anci ha proposto l’emendamento all’articolo 4 bis del Decreto per il Sud per garantire una Zes in ogni Regione d’Italia e per prima ha individuato l’area portuale di Termoli come naturalmente vocata al regime speciale di investimenti e semplificazioni previste dal Governo. In particolare, Termoli vanta un’area industriale molto ampia, con spazi disponibili per nuovi investimenti ed ha tutte le carte in regola per offrire alle imprese sburocratizzazione, incentivi fiscali e intermodalità negli scambi, capaci di assicurare ricadute positive su tutto il tessuto sociale e produttivo del Molise. Insieme ai Comuni della costa molisani e a quelli abruzzesi, oggi presenti in numero e rappresentanza autorevole. Eccoci, arriviamo primi a livello nazionale, per questo è indispensabile avviare celermente il processo insieme all’Abruzzo in vista del Decreto del Governo che proseguirà l'iter, prevedendo gli step e i contenuti atteso per metà ottobre. Io suggerirei alle due Regioni di siglare subito un'intesa e avviare il lavoro congiunto partendo dai settori automotive e agroalimentare».
«Inizia ora la fase più delicata – ha detto il Sindaco di Termoli Angelo Sbrocca – dopo che il Governo e in particolar modo il Ministro De Vincenti sono riusciti ad agganciare la ripresa economica, soprattutto nel Meridione. Dove si registra, anche in Molise, non solo una crescita del Pil ma un numero di startup addirittura superiore al Settentrione. L’obiettivo, ora, è quello di non perdere tempo per arrivare, quanto prima, all’istituzione della Zes anche per il nostro territorio». Il Presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna, dopo aver ripercorso l’Impegno dell’Associazione dei Comuni in sede di confronto con il Governo, ha ricordato come i provvedimenti previsti dalla Zona Economica Speciale per Abruzzo e Molise potranno assicurare ampie soddisfazioni alle due regioni. Auspicio che potrà facilmente trovare concretizzazione visto che, come ricordato dal Dirigente di ricerca della SVIMEZ Delio Miotti, il 2016 segna finalmente un punto di discontinuità dopo sette anni recessione. Ed il Mezzogiorno, al centro del Mediterraneo dove transita oltre un terzo del commercio mondiale, può svolgere un ruolo forte se ben governato dall'azione politica. Con le Zes che rappresentano l’elemento di raccordo tra la produzione locale e il commercio internazionale, grazie ai costi contenuti del trasporto marittimo che da solo movimenta oltre il 50% dei beni destinati ai mercati europei. Un’opportunità, quella della Zona Economica Speciale, di valenza strategica anche per Massimo Sabatini, Direttore Politiche Regionali e Coesione Territoriale di Confindustria, secondo il quale tutto il processo dovrà muoversi lungo le direttrici della delimitazione delle Zes, dell’attrazione per le imprese e della semplificazione burocratica. Ma bisogna fare in fretta, come la Basilicata, che già ha individuato ben due potenziali aree per le quali chiedere il regime speciale, come riportato in assemblea da Elio Manti, Direttore della Programmazione e Bilancio Regionale della Basilicata. Regione priva di porti, ma centrale nell’interscambio tra il Tirreno, l’Adriatico e lo Ionio e strategica sulla versante appenninica da Nord a Sud. Perché è finita l’era delle politiche del campanile, ha ricordato il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, con le Zes che impongono una visione più ampia ed interconnessa, capaci di rappresentare una grande opportunità, ma anche una grande sfida, per le Regioni Abruzzo e Molise. «Quella di oggi è un’iniziativa molto utile per iniziare a lavorare fattivamente – ha detto in apertura del suo intervento il professor Giuseppe Coco, Coordinatore dei Consiglieri del Ministro per la Coesione Territoriale – perché l’aspetto progettuale è fondamentale per arrivare, entro un paio di mesi, alla proposizione delle Zes in sede ministeriale. Il Governo è fortemente intenzionato a puntare sul rilancio del Mezzogiorno, per agganciare e sfruttare il traffico commerciale lungo il Mediterraneo ed è già pronta una grande mole di investimenti ed incentivi previsti per le zone economiche speciali. E le differenze tra Zes di successo o meno dipenderà unicamente dai governi regionali, ai quali spetterà il compito di presentare progetti coerenti, che interessino territorio anche non contigui, ma funzionalmente ed economicamente collegati ai porti da infrastrutture già esistenti. Bisogna quindi fare in fretta, fare bene e sfruttare al massimo le cooperazioni istituzionali, come quella che si è creata tra Molise ed Abruzzo».
Un appello raccolto sia dal Presidente della Regione Molise Paolo Di Laura Frattura che dal rappresentante della Regione Abruzzo Carmen Ranalli, fortemente intenzionati a presentare un progetto integrato di sviluppo e non “una lista della spesa”, per poter cogliere tutte le opportunità previste dal Decreto per il Mezzogiorno e agganciare la ripresa economica in atto. A conclusione del dibattito, nel corso del quale sono intervenuti diversi sindaci abruzzesi e molisani ed esponenti dei sindacati, del partenariato e delle associazioni di categoria, il Sindaco di Chieti Umberto Di Primio, Vice Presidente Nazionale Anci, dopo aver ringraziato il Capo Delegazione Micaela Fanelli per l’attenzione e l’impegno finora profusi, ha esortato il Governo per una maggiore presenza dei sindaci nei comitato di indirizzo, in quanto rappresentano il vero termometro dei territori. «Da oggi Molise e Abruzzo, insieme, saranno più forti. Ma dovranno essere capaci, in tempi stretti, di elaborare un efficace piano di sviluppo congiunto, guardando allo sviluppo anche delle aree retroportuali. L’obiettivo comune resta quello di diventare più competitivi, tenendo conto delle vocazioni e delle esigenze dei nostri territori, rendendo più efficiente quello che già abbiamo. E per fare questo, è indispensabile che le due Regioni che parlano la stessa lingua».
Una riflessione riguardo le catastrofi naturali e i cambiamenti climatici negli ultimi anni
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(AGMnews) - Campobasso, 12 set. Il 100% dei comuni molisani sono in pericolo. Quanti di questi hanno attivato misure di mitigazione del rischio? Serve più attenzione alla prevenzione e politiche di adattamento alla sfida dei cambiamenti climatici. La drammatica sequenza di emergenze che hanno colpito parte del nostro Paese negli ultimi giorni e che hanno comportato lutti e danni ingentissimi, è la testimonianza della condizione di particolare fragilità del nostro territorio. Considerando il periodo che va dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr), con eventi che si sono verificati in tutte le Regioni italiane, nella quasi totalità delle province (97 quelle coinvolte) e in 625 Comuni italiani. Negli ultimi anni sono stati spesi circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli. Serve invece un’efficace attività di prevenzione, non più esclusivamente mirata alla realizzazione di interventi e opere puntuali di messa in sicurezza, o almeno non solo, ma che preveda un approccio complessivo e sappia tenere insieme le politiche urbanistiche. Una diversa pianificazione dell’uso del suolo, una crescente attenzione alla conoscenza e alle mappature delle zone a rischio, la realizzazione di interventi non puntuali ma pianificati su scala di bacino, l’organizzazione dei sistemi locali di protezione civile e la crescita di consapevolezza da parte dei cittadini. Un elemento questo particolarmente importante per far sì che le persone coinvolte in un evento calamitoso non si espongano ad ulteriori rischi, ma anche per far crescere la generale conoscenza su questi temi assolutamente necessaria in un paese che, come il nostro, è esposto a rischi di diversa natura. La redazione dei piani di emergenza di protezione civile, per i quali la legge 100 del 2012 aveva fissato una scadenza temporale definita, il loro costante aggiornamento e la fondamentale relazione tra la pianificazione urbanistica e i piani d’emergenza, oltre che la realizzazione di attività d’informazione e di esercitazioni, sono elementi imprescindibili per una efficace azione di prevenzione e mitigazione del rischio. “La prevenzione deve divenire la priorità per il nostro Paese, tanto più in un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, che comportano fenomeni meteorologici estremi caratterizzati da piogge intense concentrate in periodi di tempo sempre più brevi e in cui la gestione irrazionale del territorio porta a conseguenze disastrose, come dimostrano gli eventi atmosferici che nella giornata di ieri hanno sconvolto la città di Livorno.” – dichiarano da Legambiente Molise – “In altre parole all’accrescimento della pericolosità, intesa come probabilità del verificarsi del fenomeno, si unisce una maggiore vulnerabilità, intesa come fragilità del territorio, con il conseguente aumento del rischio.” L’indagine di Legambiente “Ecosistema Rischio” raccoglie ed elabora dati di carattere generale sull’esposizione al rischio frane e al rischio idraulico nei comuni italiani, e allo stesso tempo
monitora nel dettaglio le attività volte alla mitigazione del rischio da parte delle amministrazioni comunali, nel cui territorio sono presenti aree esposte a pericolo di frane, esondazioni e allagamenti. Nel corso di oltre un decennio, da quando cioè è stata realizzata la prima edizione dell’indagine, la mappatura delle aree soggette a rischio idraulico e idrogeologico è stata sempre meglio definita, tranne che in Molise. Al fine di recuperare i dati elaborati, è stato inviato ad ogni Comune della penisola un questionario, con la nostra regione fanalino di coda per test compilati. Basti pensare che hanno risposto solo 11 amministrazioni su 136, in pratica il 9% dei comuni di una regione che ha il 100% dei comuni con aree esposte a pericolo ed il 100% del suo territorio sottoposto a rischio idraulico o frana (fonte Ispra). La mancanza di riscontro ai questionari è la causa per cui il Molise è
l’unica regione per la quale non è stato possibile tracciare un’esauriente elaborazione statistica. “Pertanto, chiediamo ai Comuni molisani di rispondere al questionario del nuovo anno affinché, nel prossimo rapporto Ecosistema rischio in uscita a fine anno, si possa tracciare un quadro completo anche della nostra regione che, tra l’altro, vede il 71,3% dei suoi comuni sottoposti sia a rischio frane che pericolosità idrauliche.” – continuano da Legambiente Molise – “Come dimostrano le frane che da anni colpiscono le comunità di Petacciato e di Civitacampomarano e che nello scorso anno hanno causato danni ingenti alle abitazioni ed alle infrastutture. Questa indagine, per noi molto importante, è utile per predisporre le necessarie misure di tutela. Così come prevede il D.Lgs. 49/2010 la predisposizione di mappature della pericolosità e del rischio alluvioni sono alla base della definizione dei Piani gestione, gli strumenti indispensabili alla pianificazione dell’uso del suolo e della gestione delle acque, alla predisposizione di vincoli e prescrizioni nelle aree soggette a pericolo. L’adeguamento e l’aggiornamento delle mappature della pericolosità e del rischio è strumento essenziale anche alla predisposizione di ogni misura di prevenzione.” Non si conosce ad esempio il numero dei comuni che si sono dotati dei piani di emergenza di protezione civile. La frana di Civitacampomarano è parte integrante di una fascia appenninica (che inizia da Campobasso per arrivare a Larino) ricca di arenarie ed argilla, che sono causa del continuo
movimento franoso della terra. Quanti sono i comuni dell’area che sanno come poter affrontare un’eventuale emergenza? Una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio, anche attraverso la realizzazione di
interventi di rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua volti alla mitigazione del rischio riguarda la delocalizzazione delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi. Partendo dal dato di fatto che non tutto può e deve essere protetto da arginature, per correggere gli errori urbanistici del passato è necessario abbattere e spostare dove possibile ciò che non si può difendere dalle alluvioni e dalle frane. Un’azione tanto utile quanto poco praticata nel nostro Paese. Come ulteriore elemento di riflessione non si può non considerare il fatto che siano proprio le città a rappresentare il cuore della sfida per l’adattamento ai cambiamenti climatici e agli affetti che essi comportano. Infatti, è proprio nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e determinando danni a edifici e infrastrutture. L'andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e ondate di calore hanno oramai assunto caratteri che solo in parte conoscevamo e che andranno, inesorabilmente, ad aumentare. A fronte  di questa situazione è necessario, per ottenere risultati realmente efficaci, puntare sulla prevenzione e sula mitigazione del rischio idrogeologico, oltre all’impegno da parte delle amministrazioni comunali sugli aspetti di loro stretta competenza. È necessario, infine, anche dar vita ad una filiera virtuosa a cui contribuiscano soggetti ed enti diversi dallo Stato centrale, dagli enti locali, alle Autorità di Bacino, ciascuno con il proprio ruolo e le proprie prerogative.
La cerimonia si è svolta nel quartiere San Lazzaro di Isernia alla presenza di centinaia di persone accorse
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(AGMnews) - Isernia, 10 set. Tanta la commozione tra i fedeli, felici per l’importante traguardo raggiunto da don Claudio, ma anche rattristati di vederlo andar via dopo i tanti anni trascorsi a Isernia. Alla lunga liturgia, oltre due ore, hanno preso parte 15 vescovi e i canonici delle Diocesi di Isernia-Venafro e Trivento, oltre a centinaia di persone che hanno affollato le navate della Chiesa. Chi non ha trovato posto è rimasto all'esterno per seguire la cerimonia su un maxi schermo. La cerimonia è stata celebrata dal vescovo della diocesi di Isernia-Venafro Camillo Cibotti insieme al vescovo Salvatore Visco. Anche la comunità di Trivento è arrivata in città per conoscere il suo nuovo pastore. Alla celebrazione hanno preso parte anche numerosi esponenti del mondo politico e militare. Claudio Palumbo. Originario di Venafro, 52 anni, Claudio Palumbo negli ultimi anni è stato vicario generale della diocesi di Isernia-Venafro. Nato nel 1965, dopo la maturità classica è entrato nel Pontificio Seminario regionale di Chieti ed ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Teologico Abruzzese-molisano. Presso la Pontificia Università Gregoriana ha conseguito nel 1994 la Licenza e nel 2006 il Dottorato in Storia della Chiesa, disciplina che ha insegnato sino ad oggi in istituti teologici. È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1990 per la diocesi di Isernia-Venafro. Dal 1990 al 2011 è stato Parroco di San Giovanni Bosco. Dal 1993 al 1998 è stato vicerettore del Pontificio Seminario regionale di Chieti. Dal 1993 al 2011 è stato Bibliotecario dell’Istituto Teologico abruzzese-molisano. Dal 2009 è Vicario Generale e dal 2011 è Parroco di San Pietro Apostolo. Dal 2009, infine, è Prelato d’Onore di Sua Santità. Tenace sostenitore della nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia, storico e ricercatore, ha al suo attivo numorose pubblicazioni a tema ecclesiastico e teologico. Parroco della comunità di Roccapipirozzi dal 1990 per 21 anni, dal 2011 ha esercitato il proprio ministero presso la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Isernia.Un applauso lunghissimo ha accolto Monsignor Claudio Palumbo che si insedierà a Trivento il prossimo 23 settembre.
   
Il Giorno di Colombo (Columbus Day), una festa celebrata in molti paesi delle Americhe rischia di essere cancellata negli USA
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(AGMnews) - Redazione, 08 set. Il Columbus Day, la festa celebrata dal 1869 negli Usa per commemorare la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492, potrebbe trovare nuova collocazione in Canada. Iniziativa che parte dalle comunità italiane di Toronto e Montreal e da due ex parlamentari italiani da sempre impegnati sul fronte della emigrazione, il senatore calabrese Basilio Giordano, eletto in America nel 2008 con il Popolo delle Libertà e dagli anni Ottanta editore di riviste per gli italiani in Canada, e il deputato molisano Angelo Sollazzo, eletto alla Camera con il Psi negli anni Ottanta, imprenditore impegnato in America e presidente della Confederazione degli italiani nel mondo. I due si incontreranno la prossima settimana a Roma per perfezionare la costituzione di un comitato organizzatore aperto, a cui hanno già dato adesione Tony Vespa, uno dei nomi più noti nelle comunità italiane in Canada, Domenico Mamone, presidente del sindacato Unsic con dodici sedi estere, rappresentanti della Unar (unione delle associazioni regionali) e dello storico sodalizio dei molisani nel mondo, Forche Caudine. «Attribuire a columbus day1Colombo la responsabilità del genocidio dei nativi è un falso storico» evidenzia Sollazzo. «I massacri dei nativi vennero perpetrati dagli spagnoli prima e dagli inglesi dopo, mentre Cristoforo Colombo era un tipo mite e guardava con ammirazione e rispetto il popolo nativo, come risulta chiaramente dai suoi scritti» continua il presidente della Cim. «Si dimentica che oggi gli States costituiscono il mix di tanti popoli, razze e colori che diversamente non avrebbero fatto degli Usa il Paese più potente della terra. Voler nascondere la propria storia con motivazioni assurde e puerili rappresenta lo spaccato del Trump-pensiero». La presenza italiana in Canada non è meno significativa, per numeri, da quella statunitense. Aire, anagrafe dei cittadini italiani all’estero, certifica che in Canada vivono circa 138mila italiani a fronte dei 222mila negli States. Ma, considerando gli oriundi e i discendenti, che stanno reagendo pesantemente con proteste ed iniziative politiche per ricordare il determinante apporto delle collettività italiane per fare grandi gli States, il numero va moltiplicato almeno per dieci. Nel censimento del 2011, 1.488.425 canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane, il 4,6 per cento della popolazione totale. I più hanno radici in Calabria, Abruzzo, Molise, Campania, Veneto e Friuli. Le province con maggiore presenza italiana sono Ontario e Quebec. Tra i più celebri canadesi con origini italiane figurano il manager Sergio Marchionne, la modella Linda Evangelista, i cantanti Gino Vannelli, Michael Bublé e Lara Fabian. «Siamo pronti a raccogliere il testimone dei festeggiamenti per la ricorrenza perché in cultura, politica, economia, gli italo-americani hanno assicurato il loro prezioso contributo, riconosciuto da oltre due secoli» continua Sollazzo. «La pretesa demagogica di ritenere gli emigrati in America, di ogni razza e religione, come usurpatori delle terre e dei diritti dei nativi, a 200 anni di distanza, suona come una bestemmia. Ogni Paese ha subito invasioni, occupazioni e guerre la cui sintesi ha creato le moderne nazioni» conclude il presidente della Cim
La Sigea SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) invita tutte le associazioni di protezione ambientale a sostenere tutele efficaci della vita umana e dell’ambiente
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(AGMnews) - Redazione, 08 set. Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno. Arrivata la stagione delle piogge già non si parla più d’incendi del bosco, incendi che hanno devastato i boschi italiani molti dei quali nelle aree protette, e s’inizia a temere per i dissesti idrogeologici. In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo vari anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane. Con il cambiamento climatico, la temperatura dei mari italiani nell’estate 2017 ha raggiunto valori di oltre tre gradi in più rispetto alle medie dell’ultimo ventennio, le correnti d’aria si caricheranno maggiormente di umidità e saranno potenzialmente in grado di generare, come negli scorsi anni, piogge brevi e intense, concentrate nello spazio. Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici, le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto idrogeologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in continuo a una stazione di controllo. Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che gli incendi della vegetazione fanno parte delle dinamiche naturali anche se vengono nella quasi totalità dei casi appiccati dall’uomo per interessi vari. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto nelle scienze forestali il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi. Occorre avviare da subito il monitoraggio e la cura dei boschi e delle foreste, queste sono attività indispensabili per ridurre il rischio incendi; la vegetazione in buono stato riduce il rischio incendio. E’ necessario avviare le diverse e integrate pratiche gestionali, come l’uso sostenibile della biomassa, l’applicazione del fuoco prescritto, l’attuazione dei diradamenti del bosco, senza invocare il danno ambientale. Non bastano le azioni di repressione e spegnimento, occorrono interventi di gestione integrata del fuoco, basati sulla pianificazione ed elaborazione di modelli operativi che comprendano valutazioni di carattere ecologico, sociale, economico e culturale, assicurando anche i livelli occupazionali specializzati e generici. Sarebbe auspicabile l’implementazione delle azioni utili per l’individuazione rapida e il monitoraggio dei focolai secondo approcci differenti in considerazione delle aree. Nel caso di grandi aree boscate il riconoscimento dei focolai e il monitoraggio potrebbe avvenire tramite tecniche di telerilevamento, tecnologia ormai matura; mentre per aree boscate con minore estensione potrebbero utilizzarsi droni o altri sistemi robotici di video/termosorveglianza. Queste tecniche di monitoraggio avrebbero un costo relativamente basso, rispetto agli interventi di gestione del fuoco, con alta efficienza. Nell’ambito del presidio territoriale, l’agricoltura, l’allevamento e la pastorizia, devono essere orientate a tutelare il territorio ed esercitare un’importante funzione di controllo e prevenzione. In uno scenario di aumento del rischio incendio, dove si stima una crescita dall’1% al 5% degli incendi che non potranno essere spenti, diventa prioritaria una programmazione di governo degli incendi piuttosto che frettolosi e talvolta tardivi interventi di spegnimento. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti. E’ stato stimato che una diversa gestione del territorio e delle aree boscate si rivelerà vantaggiosa anche in termini economici già nel breve e medio termine. La Sigea condivide le considerazioni e raccomandazioni della SISEF - Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (https://sisef.org/) e invita tutte le associazioni di protezione ambientale a sostenere tali raccomandazioni per una tutela efficace della vita umana e animale, dell’ambiente e dei paesaggi.
Lo sostiene la Sinistra Italiana. Uno dei capisaldi della politica molisana
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(AGMnews) - Campobasso, 07 set. Nicola Crapsi rappresenta uno dei principali riferimenti storici della sinistra molisana, per la sua biografia politica, per il suo impegno antifascista, per la sua attività sindacale e per la sua azione amministrativa ed istituzionale, prima da Sindaco di Santa Croce di Magliano nel 1921/22 e poi da Consigliere Comunale di Campobasso negli anni Cinquanta e quindi da primo parlamentare molisano del PCI tra il 1963 e il 1965. Iscritto giovanissimo nel Partito Socialista, cominciò la propria attività a tutela dei lavoratori, dei braccianti, dei mezzadri e dei contadini nella Camera del Lavoro di Santa Croce di Magliano già dal 1919, assumendo la responsabilità di Segretario locale della CGIL fin dall’anno successivo quando si rese protagonista di una delle prime lotte sindacali emblematiche della storia del Movimento Operaio Molisano, dirigendo uno sciopero alla rovescia contro i latifondisti agrari del posto che avevano ingaggiato cottimisti pugliesi a danno della manodopera bracciantile di Santa Croce di Magliano. Solo la mobilitazione nazionale della CGIL e del Partito Socialista riuscì, con un ricorso in Appello sostenuto dal parlamentare del PSI On. Enrico Ferri, a farlo uscire in anticipo dal carcere, consentendogli il rientro a Santa Croce di Magliano dove di lì a poco sarebbe stato eletto sindaco di quella comunità. Allontanato dai fascisti, Nicola Crapsi continuò ad impegnarsi a tutela dei lavoratori, della democrazia e della parte più debole della società, adoperandosi sia in Molise e successivamente a Giulianova, dove si trasferì per fare l’elettricista, fino alla liberazione del nostro paese. Già dal 1944/45 lo troviamo iscritto e dirigente del Partito Comunista della Provincia di Teramo, cariche e responsabilità che conservò anche al suo rientro in Molise assumendo la direzione del Partito e rilanciando con forza l’azione della CGIL. Diede un forte impulso alla riorganizzazione del partito e del sindacato dopo il deludente risultato alle elezioni politiche del 1946, incoraggiò molti giovani ad avvicinarsi alle lotte sociali e politiche di quegli anni, strutturò le tesi sia del sindacato che del PCI e tra le altre iniziative diede vita, insieme ad altri compagni della CGIL, ad una delle prime mense del popolo per i poveri della città di Campobasso nel 1950. Fu Direttore del Patronato INCA, sostenendo i ricorsi e le vertenze lavorative e previdenziali delle persone più umili e meno protette del territorio che erano abituate a raggiungerlo o a fermarlo in qualsiasi momento della giornata sapendo che Nicola Crapsi non si sarebbe mai sottratto alle loro sollecitazioni. Difese il mondo del lavoro, i giovani e le persone più fragili anche nell’esercizio del mandato di consigliere comunale di Campobasso, offrì sempre il proprio contributo responsabile, costruttivo e propositivo al PCI e alla CGIL, accettandone le scelte anche nei momenti più aspri e ponendosi sempre al servizio del partito, pur non rinunciando a lottare per le proprie idee con l’aiuto di diversi giovani attivisti che aveva saputo coinvolgere e motivare come Alfredo Marraffini, Francesco Narducci ed altri. Fu grazie alla sua lotta trasparente nel PCI e con quel gruppo di giovani dirigenti riuscì a far passare per le elezioni parlamentari del 1963 la rotazione delle candidature stante il fatto che l’abruzzese On. Ferdinando Amicone avesse già alle spalle le legislature del 1948 – 1953, 1953-1958 e 1958-1963. Nicola Crapsi proprio nelle elezioni del 1963 venne eletto quale primo deputato del PCI e della sinistra molisana in Parlamento dove, purtroppo, rimase solo due anni per via di una morte prematura frutto anche delle profonde sofferenze, dei patimenti e dei sacrifici inenarrabili che aveva dovuto sopportare dall’arresto del 1920 come Segretario della Camera del Lavoro di Santa Croce di Magliano e per tutta quanta la sua vita. Sinistra Italiana considera Nicola Crapsi con la sua opera, la sua azione sindacale e le sue lotte in difesa dei lavoratori come uno dei principali esponenti storici a cui far riferimento per abnegazione, lealtà, spirito di servizio e passione politica. Per Sinistra Italiana ciò che conta è l’insegnamento, la testimonianza e l’attaccamento dei braccianti, dei contadini e dei lavoratori alla figura di Nicola Crapsi, confermata non solo dalle innumerevoli circostanze del passato, ma anche dal ricordo rimasto impresso e vivo a distanza di anni dalla sua scomparsa sia a Santa Croce di Magliano sia sull’intero territorio regionale. Per queste ragioni Sinistra Italiana prende le distanze da alcuni tentativi revisionistici tesi ad offuscare l’immagine ed il profilo politico di Nicola Crapsi come quello perpetrato in una manifestazione pubblica la scorsa domenica a Santa Croce di Magliano, ed esprime piena solidarietà a quella comunità condividendo integralmente l’intervento del Prof. Matteo Petruccelli che prendendo la parola dal pubblico ha ricordato che in quella stessa piazza, dove si erano celebrati i funerali del dirigente comunista, al cospetto di migliaia di persone, non si poteva rimanere in silenzio su interventi senza contraddittorio che in modo approssimato andavano a ledere la figura del dirigente del Movimento Operaio Molisano.
Si prescrive dopo tre anni anche in caso di omessa impugnazione della cartella. La prescrizione breve non si converte decennale.
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(AGMnews )– V.G.  -  Roma, 06 Set.  La Corte di Cassazione, Sezione Sesta, con ordinanza pubblicata in data 25 agosto 2017 ha rigettato il ricorso proposto da Equitalia contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che aveva dato ragione ad un contribuente il quale aveva impugnato l'avviso di intimazione di pagamento per la tassa automobilistica.  In particolare, Equitalia lamenta l'erroneità della pronuncia impugnata nella parte in cui ha escluso che la mancata impugnazione della cartella di pagamento, in relazione alla quale era stato poi emesso l'avviso d'intimazione impugnato, avesse comportato l'applicabilità nella fattispecie del termine ordinario decennale di prescrizione. La Suprema Corte, nel confermare che riscossione della tassa automobilistica è soggetta a termine di prescrizione triennale, ha altresì evidenziato che in virtù dei principi sanciti dalle Sezioni Unite la mancata impugnazione della cartella nei termini non comporta l'applicabilità del termine ordinario decennale di prescrizione in ordine alla successiva notifica dell'intimazione di pagamento

Lo studio condotto dalle università di Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus quantifica i benefici derivanti dai minori costi elettrici, climatici e sanitari
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(AGMnews) - Redazione, 06 set. Raggiungere l’obiettivo 100% Rinnovabili al 2050 nel nostro Paese è possibile. Lo evidenzia un studio condotto da 27 ricercatori delle Università di Stanford, Berkeley, Berlino e Aarhus pubblicato nell’ultimo numero della rivista scientifica “Joule”. Lo studio analizza la possibile evoluzione del sistema energetico di 139 Paesi sulla base della domanda dei settori trasporti, riscaldamento/raffrescamento, industria, agricoltura, foreste e pesca, giungendo alla conclusione che lo scenario tutto rinnovabili “Wws” (“wind, water and sunlight”) è raggiungibile all'80% già nel 2030 e al 100% nel 2050. Rispetto allo scenario “business-as-usual"”(Bau), sottolinea lo studio, il Wws permette una riduzione della domanda energetica del 42,5% grazie al maggior tasso di elettrificazione alle attività di estrazione, trasporto e raffinazione evitate e alla più alta efficienza negli usi finali, con benefici di costi, dell’occupazione e della salute. Lo scenario Wws permetterebbe infatti di creare 24,3 milioni di posti di lavoro permanenti aggiuntivi e di evitare la morte prematura di 3,5 milioni di persone all’anno al 2050. In termini economici si avrebbe un risparmio sui costi dell’inquinamento di 22.800 miliardi $/anno e climatici di 28.500 mld $/anno. Lo studio rileva che a livello mondiale era in funzione a fine 2015 il 4,26% della capacità da FER necessaria per centrare lo scenario 100% Wws. Per il nostro Paese, i ricercatori stimano un carico di domanda complessivo al 2050 di 240,5 GW nello scenario Bau, derivante per il 33,3% dal settore trasporti, 25,8% dal residenziale, 25,7% dall’industria, 13,5% dal terziario e 1,7% da agricoltura e pesca. Se fosse invece raggiunto il Wws, il carico non supererebbe i 134,9 GW (-43,9% rispetto al Bau), con residenziale al 32,3%, industria (25,5%), trasporti (20,4%), terziario (19,2%) e agricoltura e pesca (2,5%). Il costo dell’energia (Lcoe) in Italia scenderebbe. Tale costo pari a 9,68 cent $/kWh nel 2013, si attesterebbe nel 2050 a 10,80 cent $/kWh nel Bau e a 7,66 cent $/kWh nel Wws. Quest'ultimo scenario permetterebbe un risparmio procapite di 382 $ l’anno, che sale a 7.733 $ l'anno considerando anche i minori costi climatici (-3.870 $/anno) e sanitari legati all’inquinamento (-3.481 $/anno). Lo studio (disponibile sul sito ANEV) calcola che con il Wws l’Italia potrebbe evitare al 2050 fino a 46.543 morti premature all'anno per inquinamento (scenario medio 20.577 decessi evitati) e creare 485.857 nuovi posti di lavoro (al netto dei 164.419 persi nel settore dei fossili). L’ANEV a valle dei risultati di questo studio, ribadisce l’importanza strategica del settore eolico e di quello delle Rinnovabili per il nostro Paese e invita i pubblici decisori a non trascurare la rilevanza di questi dati. Le Energie Rinnovabili sono convenienti e apportano benefici tangibili all’ambiente, all’economia, alla salute dei cittadini. Il Governo italiano non deve sprecare le opportunità che il settore delle Rinnovabili gli offre se vuole garantire un futuro migliore alle generazioni dei nostri figli.
L’equipe medica ha effettuato oltre 150 ecografie alla tiroide insieme alla visita.
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(AGMnews) - Termoli (CB), 06 set. La popolazione termolese conferma il suo interesse per il Progetto Ricerca e Prevenzione in Molise, grande partecipazione anche al secondo incontro in città promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II a Termoli lo scorso 4 settembre. Nel corso della prima edizione ci fu una affluenza talmente eccessiva che non si riuscirono ad esaudire tutte le richieste. Per non deludere le aspettative della popolazione, è stato organizzato   questo secondo appuntamento. “La Fondazione ha mantenuto le promesse” commenta un signore sorridendo, mentre è in attesa “avevano detto che sarebbero tornati e così è stato, sono stati di parola !”.  L’equipe medica, coordinata dalla professoressa Giuseppina Sallustio, ha effettuato oltre 150 ecografie alla tiroide insieme alla visita. A circa il 30 per centro dei partecipanti è stato consigliato di valutare insieme al proprio medico di medicina generale l’opportunità di effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici. “Ho partecipato quasi per caso” commenta Maddalena una signora residente a Termoli “ho scoperto di avere un nodulo alla tiroide, molto probabilmente non è nulla di grave, ma sarà necessario fare degli approfondimenti. Non avevo alcun sintomo … la prevenzione è davvero importante e ringrazio la Fondazione per averci offerto questa possibilità “, conclude con un sorriso di compiacimento.  Un plauso all’iniziativa anche dall’Amministrazione Comunale di Termoli. Il Sindaco Angelo Sbrocca sé è recato personalmente nei locali della Scuola Principe di Piemonte per porgere i saluti istituzionali “una iniziativa sul territorio, rivolta soprattutto alle persone più deboli” commenta il primo cittadino “purtroppo ci sono famiglie che incontrato difficoltà ad usufruire delle prestazioni offerte dal Sistema Sanitario nazionale, perché non hanno la possibilità di pagare il ticket. Questo evento è pensato soprattutto per loro! Una iniziativa che spero possa essere reiterata nel tempo e  che ci fa conoscere meglio l’Università Cattolica, una realtà della  Regione, dove operano professionisti molto validi, che mettono a disposione  del nostro  territorio  le loro competenze scientifiche”. Sulla stessa linea anche la Presidente del Consiglio Comunale, Manuela Vigilante, “sono qui in veste istituzionale come Presidente del Consiglio Comunale, ma anche come semplice cittadino, voglio fare un plauso alla Fondazione “Giovanni Paolo II” per questa importante iniziativa, che sta svolgendo sul nostro territorio, quella di rivolgersi alle fasce sociali più deboli, per consentire loro di poter effettuare esami diagnostici che favoriscono la prevenzione dei tumori della  tiroide e delle problematiche dell’apparato muscolo-scheletrico. Una iniziativa importante che ha visto un enorme affluenza e che spero possa essere ripetuta”. Il progetto “Ricerca e Prevenzione in Molise”, infatti, è rivolto a tutta la popolazione e chiunque può aderire, ma si vuole offrire un’opportunità soprattutto alle famiglie che si trovano in difficoltà economiche e che spesso non riescono ad effettuare anche semplici esami diagnostici. ”La popolazione manifesta grande interesse per il nostro lavoro e questo ci gratifica” commenta il Direttore Generale Mario Zappia “ma siamo soddisfatti soprattutto perché riusciamo a fare qualcosa  per i nostri  fratelli in difficoltà”. L'insorgenza del tumore della tiroide è legata a cause ambientali, genetiche, ormonali e loro interazioni. La familiarità riguarda tutte le forme di malattia e si riscontra con maggiore frequenza nei carcinomi midollari. Fra i fattori di rischio accertati va ricordato il cosiddetto gozzo, caratterizzato da numerosi noduli benigni della ghiandola dovuti a carenza di iodio, che può in alcuni casi predisporre alla trasformazione maligna delle cellule. Il carcinoma follicolare è particolarmente legato ad una dieta povera di iodio, condizione presente in alcune aree italiane. Un'altra causa accertata è l’esposizione a radiazioni. È infatti più comune in persone che sono state trattate per altre forme di patologie tumorali con radioterapia nella regione testa-collo. Oppure che sono state esposte a livelli elevati di radioattività nell’ambiente.  
Una petizione promossa da Legambiente Molise per favorire una legge che affermi la tutela del suolo
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(AGMnews) - Redazione, 05 set. Paghiamo conti sempre più salati alla colata di cemento che copre l’Italia. Oggi il sisma ad Ischia, ieri le alluvioni a Genova e in Veneto, l’altro ieri le frane a Giampilieri e Sarno: domani dove? Serve una firma contro i disastri causati da cementificazioni e abusivismo, serve una legge che affermi la tutela del suolo, risorsa naturale essenziale. Ancora una settimana per chiedere all’Europa una legge che preservi il suolo dal crescente degrado e ci protegga da nuove catastrofi. C’è tempo fino al 12 settembre per firmare l’appello di People4Soil, la più grande iniziativa sostenuta dalle principali associazioni italiane ed europee a tutela di ambiente e cittadini. Si può infatti aderire anche online, compilando con i dati del proprio documento di identità il modulo di firma sul sito www.salvailsuolo.it. Si firma per chiedere lo stop alla cementificazione, all’abusivismo e alla costruzione di ecomostri; per impedire che l’ennesimo evento naturale si trasformi in sciagura; per un più efficace contrasto all’avvelenamento della terra e alla nascita di discariche tossiche: in definitiva contro il degrado del suolo, una perdita ambientale con pesanti ripercussioni economiche e sociali alla scala globale, che hanno a che fare con la limitatezza della risorsa costituita dalle terre coltivate, da cui dipende anche l’origine del cibo. Evidenze spiegate da un manifesto diffuso oggi che illustra quattro buoni motivi per firmare la petizione ‘Salvailsuolo’. Il contrasto del consumo e del degrado del suolo è una emergenza per l’Europa, ma è una battaglia ancor più cruciale per il nostro Paese, dove maltempo ed eventi naturali intrecciano tragicamente i loro effetti con l’abusivismo edilizio e la cementificazione selvaggia ai danni di un territorio vulnerabile. Non sarà facile mettere in sicurezza le nostre città fino a quando fare rigenerazione urbana sarà più difficile e meno vantaggioso che occupare con nuove costruzioni, abusive o meno, il suolo libero. Il sisma a Ischia è la tragedia più recente ma tante altre si possono ricordare, come le alluvioni a Genova e in Veneto o le frane a Giampilieri e Sarno, tanto per fare esempi di eventi naturali divenuti disastri a causa di urbanizzazioni eccessive, che impermeabilizzano il terreno, occupano aree a rischio, le saturano di edificazioni spesso abusive e di qualità inadeguata. A livello europeo l’iniziativa è promossa da People4Soil, rete europea di 550 ONG, istituti di ricerca, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti, rete sviluppatasi per promuovere una Iniziativa dei cittadini europei (ICE) volta ad introdurre una legislazione specifica sul suolo in Europa. In Italia la raccolta firme è parte della campagna #SALVAILSUOLO, promossa da una task force di associazioni tra cui ACLI, Coldiretti, FAI, Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, LIPU, Slow Food, WWF. “Paghiamo conti sempre più salati alla colata di cemento che ha coperto
l’Italia, serve una legge che tuteli il suolo e non possiamo aspettare ancora - dichiarano i rappresentanti della task force Salvailsuolo - perché solo salvando il nostro suolo da subito possiamo prevenire nuovi disastri ecologici e limitare i danni di alluvioni, frane e terremoti. Occorre impedire che la cementificazione prosegua divorando suolo come nei decenni passati, senza qualità nè riguardo per le risorse naturali e il paesaggio agrario, perché dal suolo dipende la sicurezza di tutti. E purtroppo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, manca una legislazione che riconosca l’imperativo di fermare il consumo di suolo”
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