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Figura colossale: eliminata dai mondiali in Russia dalla Svezia composta anche da calciatori dilettanti.
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(AGMnews) - Milano, 14 Nov.  Incredibile,inaudito squallore  dimostrato dalla squadra italiana ieri nel match clou contro la nazionale svedese valido per l’accesso ai mondiali in Russia. A S. Siro si è verificato quello che non era mai successo prima.. o meglio che era successo 60 anni fa.... “la celebrazione dei funerali di un’intera organizzazione calcistica   senza esclusione di nessuno!”. Una figuraccia “mondiale” che rimarrà  segnata in eterno  nella storia del calcio italiano laddove, noi, i nostri figli e i figli  dei figli dei nostri figli   ne sentiremo parlare . Il  “13 novembre 2017 “  il giorno del disastro epocale per il calcio italiano. Le colpe?:  colpa   di Ventura, per le sue scelte contestabili e contestate ( con il gioco , il 4-2-4 -  3-5-2   e,  con qualcuno tra i più in forma,   in panchina ieri e  in altre gare ).  Colpa della Federazione, che   ha voluto in primis l’attuale allenatore   e perché  ha dimostrato  incapacità di programmare un rilancio che doveva essere "strutturale" e che invece non ha mai preso le redini per cambiare  il sistema di funzionamento del calcio italiano a partire dalla preparazione dei giovani, (vedi   “cantere” spagnole). Colpa delle società (tutte) perchè   nei vivai  “scelgono” e formano sempre  giovani stranieri a discapito di quelli  italiani  che ce ne sono.  Colpa  della sfortuna che non ha aiutato una Nazionale comunque debole, ma sicuramente la più brutta,da tutti i punti di vista, a cominciare da quello tecnico, che   fa rimpiangere  l'opera di  Antonio Conte che era riuscito a mascherare mancanze e debolezze,  facendo esprimere dagli azzurri  un gioco pregevole cagionato  dalla sua grinta trasfusa alla squadra. E infine colpa di una personalità inesistente, in un gruppo sostenuto da un manipolo di giocatori  sempre più logoro.Tramontano   campioni, arenatisi sul più bello – Buffon, De Rossi, Barzagli, Chiellini - . A loro  si rimprovera non l'incapacità di arrivare primi in un girone     contro i marziani della Spagna,   (essere solo buoni giocatori non basta) ma quella di superare questa Svezia, che non è stata e non è per nulla meglio di noi… Se quello svedese  è stato un miracolo, il nostro è stato un miracolo al contrario. Cosa succederà ora? . Non c’è nessuna dimissione e forse nemmeno la daranno… Mah!  .. Certo il momento attuale per il calcio italiano  è terrificante!.

Un evento al quale ha partecipato anche il presidente Berlusconi. Si è discusso, in particolare, di immigrazione, disoccupazione giovanile e crisi economica
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(AGMnews) - Redazione, 18 set. Si è chiusa, con l’intervento del Presidente Silvio Berlusconi, la sesta edizione de “L’Italia e l’Europa che vogliamo”, organizzata a Fiuggi dal presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, Numerosi e illustri i nomi dei relatori intervenuti, appartenenti al mondo della politica, dell’economia e del giornalismo, dal Presidente del Comitato Schengen, Paola Ravetto, al Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, da Paolo Liguori ad Alessandro Sallusti, che hanno offerto il loro autorevole contributo ad un dibattito incentrato sui temi di maggiore delicatezza e complessità, che stanno segnando la vita quotidiana della comunità italiana ed europea, temi che richiedono attenzione ed impegno da parte di tutti i Paesi dell’Unione, dove ognuno è chiamato a fare la sua parte con serietà e senso di responsabilità. Nella tre giorni del Partito Popolare Europeo, infatti, si è discusso, in particolare, di immigrazione, disoccupazione giovanile e crisi economica, ma anche delle necessarie riforme per favorire la crescita in Italia e in Europa, di politica industriale e green economy, con un focus dedicato ai temi dell’accoglienza e della sicurezza pubblica e ai diritti delle donne e alla lotta al femminicidio. Il consigliere regionale del Molise, Vincenzo Niro, ha partecipato alla kermesse di Fiuggi nella duplice veste di membro del Consiglio d’Europa e di Vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia, appartenenti al gruppo del PPE nel Parlamento europeo e presenti con una folta delegazione. Al termine dell’evento, Niro ha espresso viva soddisfazione per l’ampio ed interessante confronto sviluppatosi sull’idea di Europa e su quello che potrà essere il futuro dell’Italia in Europa: “Ritengo particolarmente significativa l’attenzione rivolta al tema dell’immigrazione. Un’accorta gestione dei flussi migratori fondata sul principio della ricollocazione condivisa dei migranti sul territorio europeo, con piani organici e ben definiti di integrazione, rappresenta l’unica possibile e concreta attività di accoglienza in grado di evitare il diffondersi di insicurezze e paure nella società civile, soprattutto nei paesi più interessati dal fenomeno migratorio”. È solo seguendo questo percorso che, secondo Niro, “si potranno combattere, isolandoli, i gruppi terroristici, un percorso che potrà realizzarsi però solo se i governi nazionali ed europeo si impegneranno, con fermezza e decisione, a promuovere la cooperazione tra regioni e istituzioni europee”.A tale proposito Niro coglie l’occasione per auspicare e sollecitare una piena attuazione della legge regionale del Molise, la n. 2/2016, di cui fu promotore, volta proprio a favorire la partecipazione del Molise alla formazione ed applicazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europa; cooperazione interistituzionale, verifica del rispetto del principio di sussidiarietà, partenariati istituzionali e partecipazione della Regione agli organismi europei, sono soltanto alcuni dei punti cardine della legge regionale, ancora in attesa di piena attuazione. Ora l’attenzione del consigliere Niro è rivolta al prossimo Consiglio d’Europa, che si riunirà a metà ottobre in seduta plenaria a Strasburgo, dove verranno ripresi e dibattuti alcuni dei temi affrontati alla tre giorni del PPE, a Fiuggi. 
Incontro per far il punto della situazione sul bilancio delle province italiane
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(AGMnews) - Campobasso, 15 set. Al centro dell’incontro Upi, che si è tenuto a Roma, le difficoltà economiche e il ruolo complicato delle Province. Ancora un’occasione per fare il punto sulla situazione di disequilibrio di bilancio che si trovano ad affrontare molte Province italiane. Alla riunione hanno partecipato, oltre al presidente Upi Achille Variati, i presidenti della Province di Campobasso Antonio Battista e di Isernia Lorenzo Coia che hanno manifestato il loro disappunto ed esposto le esigenze legate alla gestione del territorio. Quello di ieri è stato anche un momento di confronto con i colleghi di altre realtà ingabbiati nelle stesse difficoltà finanziarie legate alla chiusura del bilancio e all’impossibilità di continuare ad offrire, alla popolazione, i servizi rimasti in capo agli Enti di secondo livello. Un dibattito appassionato per confermare la necessità di disporre di ulteriori risorse finanziarie indispensabili per mantenere in equilibrio il documento contabile, specchio dello stato di salute degli Enti. Il dibattito di ieri troverà continuità nella direzione Upi con l’obiettivo di definire, in pochi giorni, le modalità di riparto e di salvataggio delle Province coinvolte. 
Un'iniziativa per incrementare il settore imprenditoriale soprattutto quello giovanile
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(AGMnews) - Campobasso, 14 set. “L’iniziativa imprenditoriale di esportare un brand molisano in Asia, non può lasciare indifferente chi vuole e deve impegnarsi perché il Molise, colga sempre e di più, le opportunità di veder crescere la propria economia uscendo fuori dai confini regionali. Soprattutto se l’idea nasce da giovani capaci e volenterosi che vogliono promuovere un brand che è già una realtà non soltanto per il Molise dove ha la sede operativa Gelida Voglia s.r.l., ma ben avviato in tutta Italia con diversi punti vendita e produzione di gelateria, pasticceria e cioccolateria. L’idea, appoggiata dalla Camera di Commercio italiana con sede a Hong Kong e Macau ha consentito a questi  imprenditori di realizzare un progetto ambizioso che grazie alla collaborazione e all’esperienza del brand Gelida Voglia, sarà l’inizio di un programma di ampliamento dei punti vendita in Asia e anche in Europa. A questi coraggiosi imprenditori, deve andare il plauso di tutto il Molise, dato che i semilavorati  sono prodotti nello stabilimento di Pettoranello in provincia di Isernia. Si può sicuramente dire che sono un esempio encomiabile di iniziativa imprenditoriale fatta di giovani capaci e volenterosi e questo è un buon viatico a che il loro impegno e la passione che li ha portati così lontano a promuovere un brand già affermato in Italia, darà i suoi frutti quanto prima”.
Dall'Unione Europea arriveranno fondi per aiutare le popolazioni colpite dal sisma nel Centro Italia
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(AGMnews) - Redazione, 17 set. “L’aiuto dell’Europa è importante non solo da un punto di vista meramente economico ma è, al tempo stesso, un segnale forte sotto il profilo politico. L’Unione Europea rispetta gli impegni presi ed è al nostro fianco nella ricostruzione delle Regioni colpite dal terremoto”. Lo ha detto Aldo Patriciello, parlamentare europeo e membro della Commissione Ambiente, al termine della votazione con cui la plenaria di Strasburgo ha approvato in via definitiva lo stanziamento di circa 1,2 miliardi di euro per riparare i danni causati dai terremoti nel centro Italia nel 2016 e nel 2017. “La votazione di oggi – ha dichiarato Patriciello – è senza dubbio un atto di grande solidarietà da parte delle istituzioni europee. La stragrande maggioranza dei mie colleghi ha votato in favore dell’aiuto economico all’Italia, senza se e senza ma. Stiamo parlando – ha spiegato l’eurodeputato molisano – della somma più alta mai stanziata, in un’unica soluzione, dal Fondo di solidarietà dell’Ue. Soldi che serviranno per finanziare i lavori di ricostruzione, la protezione dei punti di interesse storico ed altri interventi a copertura dei servizi di emergenza. Ciò permetterà alle regioni colpite, Abruzzo in primis, di poter accelerare il percorso di ripresa e puntare alla crescita occupazionale del territorio. Lo stanziamento di oltre 1 miliardo di euro approvato oggi – ha concluso l’europarlamentare azzurro – è parte integrante dell’impegno assunto dall’Europa nei confronti dei cittadini e degli amministratori delle regioni colpite dal terremoto. Un impegno che è sì un atto di solidarietà nei confronti del nostro Paese, ma soprattutto uno degli aspetti che rende l’Europa una vera Unione e non solo la somma dei singoli interessi nazionali”. 
Poste Italiane punta a diventare leader in tale area economica per quanto concerne la raccolta e la distribuzione dei prodotti.
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(AGMnews) - Campobasso, 13 set. Poste Italiane S.p.A., la più grande Azienda del nostro Paese che gestisce i risparmi e il recapito con la fiducia di milioni di italiani, aumenta le proprie prestazioni d’opera offerte alla sua clientela, nonché ai cittadini della Regione Molise, sottoscrivendo un importante accordo con il colosso dell’e-commerce Amazon Azienda con sede a Seattle nello Stato di Washington.   Quello del commercio on-line è sicuramente un settore in continua crescita  e Poste Italiane, con questa intesa, attraverso la sua presenza capillare lungo tutto il territorio nazionale, punta a diventare leader in tale area economica per quanto concerne la raccolta e la distribuzione dei prodotti. Sfogliando l’archivio, custode di storia e di tanti verbali, si evince il chiaro atteggiamento della Uilposte, il cui spirito riformista ha sempre indotto la stessa ha lottare attorno ai tavoli di Relazione Industriale per un’azienda all’avanguardia, al passo con i tempi, che sappia valorizzare le proprie risorse adeguando l’erogazione dei propri servizi alle specificità tipiche di ogni territorio regionale. Mentre Poste Italiane si impegna a costruire progetti di sviluppo, di implementazione e qualità, sul territorio molisano si registra un atteggiamento ostile per il raggiungimento degli obiettivi Aziendali; infatti, la gestione degli uffici postali appartenenti a Mercato Privati, pur razionalizzati a giorni alterni, è in continua sofferenza per una ormai persistente carenza di personale. Il 13 giugno 2016, con il consenso di tutte le sigle sindacali ad eccezione della Uilposte, Poste Italiane poneva in atto la riorganizzazione del recapito a giorni alterni, avvalendosi della Delibera dell’AGCOM 395/15 e dopo un anno di esperimenti vari sul territorio, non si può che denunciare il disastroso risultato ottenuto.  Le molteplici dichiarazioni di sciopero in atto, i continui stati di agitazione presenti su tutto il territorio Nazionale proclamati dalle sigle sindacali, implicitamente approvano ciò che la Uilposte aveva intuito circa la scarsa valenza del progetto.  Forse non erano state comprese L’INUTILITA’ e le MINACCE sottese alla riorganizzazione del servizio recapito?. Alla situazione di confusione gestionale poc’anzi descritta, deve aggiungersi, oggi,  l’ulteriore sacrificio prodotto dalla Società Poste Italiane e subito dai cittadini dell’intera Regione dopo che, la stessa Azienda, ha reintrodotto all’interno degli uffici postali il servizio delle inesitate precedentemente gestito presso il  CDM di Campobasso. Un recapito a giorni alterni ha prodotto una DISCRIMINAZIONE tra i cittadini generando DISSERVIZI risultati questi connessi ad una gestione Dirigenziale poco accorta allo sviluppo dell’intero comparto. Mentre sul territorio regionale si continua a registrare una politica sterile di progettualità e di efficienza, la Uil Molisana il 14 settembre 2017 ospiterà il Segretario Generale Confederale Carmelo Barbagallo, il quale, sarà di nuovo nel nostro Molise per visitare la zona industriale di Termoli; ci sarà un confronto  con  i lavoratori e in quella stessa giornata la Uilposte chiederà al Segretario un supporto per attuare un’inversione di tendenza, ovviamente volta all’ottenimento di una maggiore occupazione, di trasformazioni di centinaia di part-time in full-time, percorsi di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato utilizzati nel recapito e il definitivo sblocco della mobilità Nazionale e Regionale. 
Il Capo Delegazione Anci Micaela Fanelli: «arriviamo primi a livello nazionale, ora è indispensabile siglare l’accordo puntando sui settori automotive e agroalimentare».
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(AGMnews) - Termoli (CB), 13 set. Dalla previsione normativa, alla realizzazione concreta. È iniziato ufficialmente a Termoli il percorso istituzionale per garantire una Zona Economica Speciale anche sul territorio molisano, in partnership con la Regione Abruzzo. L’avvio dell’iter decisionale è stato stabilito nel corso dell’importante convegno “Zone Economiche Speciali, sviluppo e lavoro. Una grande occasione per i Comuni del Sud”, promosso dall’Anci Molise e Abruzzo, svoltosi nella sala consiliare del Municipio. «Il primo obiettivo, quello di riconoscere una Zes per ogni Regione del sud d’Italia, è stato raggiunto – ha ricordato in apertura dei lavori il Capo Delegazione dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Micaela Fanelli – per prima l’Anci ha proposto l’emendamento all’articolo 4 bis del Decreto per il Sud per garantire una Zes in ogni Regione d’Italia e per prima ha individuato l’area portuale di Termoli come naturalmente vocata al regime speciale di investimenti e semplificazioni previste dal Governo. In particolare, Termoli vanta un’area industriale molto ampia, con spazi disponibili per nuovi investimenti ed ha tutte le carte in regola per offrire alle imprese sburocratizzazione, incentivi fiscali e intermodalità negli scambi, capaci di assicurare ricadute positive su tutto il tessuto sociale e produttivo del Molise. Insieme ai Comuni della costa molisani e a quelli abruzzesi, oggi presenti in numero e rappresentanza autorevole. Eccoci, arriviamo primi a livello nazionale, per questo è indispensabile avviare celermente il processo insieme all’Abruzzo in vista del Decreto del Governo che proseguirà l'iter, prevedendo gli step e i contenuti atteso per metà ottobre. Io suggerirei alle due Regioni di siglare subito un'intesa e avviare il lavoro congiunto partendo dai settori automotive e agroalimentare».
«Inizia ora la fase più delicata – ha detto il Sindaco di Termoli Angelo Sbrocca – dopo che il Governo e in particolar modo il Ministro De Vincenti sono riusciti ad agganciare la ripresa economica, soprattutto nel Meridione. Dove si registra, anche in Molise, non solo una crescita del Pil ma un numero di startup addirittura superiore al Settentrione. L’obiettivo, ora, è quello di non perdere tempo per arrivare, quanto prima, all’istituzione della Zes anche per il nostro territorio». Il Presidente dell’Anci Abruzzo, Luciano Lapenna, dopo aver ripercorso l’Impegno dell’Associazione dei Comuni in sede di confronto con il Governo, ha ricordato come i provvedimenti previsti dalla Zona Economica Speciale per Abruzzo e Molise potranno assicurare ampie soddisfazioni alle due regioni. Auspicio che potrà facilmente trovare concretizzazione visto che, come ricordato dal Dirigente di ricerca della SVIMEZ Delio Miotti, il 2016 segna finalmente un punto di discontinuità dopo sette anni recessione. Ed il Mezzogiorno, al centro del Mediterraneo dove transita oltre un terzo del commercio mondiale, può svolgere un ruolo forte se ben governato dall'azione politica. Con le Zes che rappresentano l’elemento di raccordo tra la produzione locale e il commercio internazionale, grazie ai costi contenuti del trasporto marittimo che da solo movimenta oltre il 50% dei beni destinati ai mercati europei. Un’opportunità, quella della Zona Economica Speciale, di valenza strategica anche per Massimo Sabatini, Direttore Politiche Regionali e Coesione Territoriale di Confindustria, secondo il quale tutto il processo dovrà muoversi lungo le direttrici della delimitazione delle Zes, dell’attrazione per le imprese e della semplificazione burocratica. Ma bisogna fare in fretta, come la Basilicata, che già ha individuato ben due potenziali aree per le quali chiedere il regime speciale, come riportato in assemblea da Elio Manti, Direttore della Programmazione e Bilancio Regionale della Basilicata. Regione priva di porti, ma centrale nell’interscambio tra il Tirreno, l’Adriatico e lo Ionio e strategica sulla versante appenninica da Nord a Sud. Perché è finita l’era delle politiche del campanile, ha ricordato il sindaco di Pescara Marco Alessandrini, con le Zes che impongono una visione più ampia ed interconnessa, capaci di rappresentare una grande opportunità, ma anche una grande sfida, per le Regioni Abruzzo e Molise. «Quella di oggi è un’iniziativa molto utile per iniziare a lavorare fattivamente – ha detto in apertura del suo intervento il professor Giuseppe Coco, Coordinatore dei Consiglieri del Ministro per la Coesione Territoriale – perché l’aspetto progettuale è fondamentale per arrivare, entro un paio di mesi, alla proposizione delle Zes in sede ministeriale. Il Governo è fortemente intenzionato a puntare sul rilancio del Mezzogiorno, per agganciare e sfruttare il traffico commerciale lungo il Mediterraneo ed è già pronta una grande mole di investimenti ed incentivi previsti per le zone economiche speciali. E le differenze tra Zes di successo o meno dipenderà unicamente dai governi regionali, ai quali spetterà il compito di presentare progetti coerenti, che interessino territorio anche non contigui, ma funzionalmente ed economicamente collegati ai porti da infrastrutture già esistenti. Bisogna quindi fare in fretta, fare bene e sfruttare al massimo le cooperazioni istituzionali, come quella che si è creata tra Molise ed Abruzzo».
Un appello raccolto sia dal Presidente della Regione Molise Paolo Di Laura Frattura che dal rappresentante della Regione Abruzzo Carmen Ranalli, fortemente intenzionati a presentare un progetto integrato di sviluppo e non “una lista della spesa”, per poter cogliere tutte le opportunità previste dal Decreto per il Mezzogiorno e agganciare la ripresa economica in atto. A conclusione del dibattito, nel corso del quale sono intervenuti diversi sindaci abruzzesi e molisani ed esponenti dei sindacati, del partenariato e delle associazioni di categoria, il Sindaco di Chieti Umberto Di Primio, Vice Presidente Nazionale Anci, dopo aver ringraziato il Capo Delegazione Micaela Fanelli per l’attenzione e l’impegno finora profusi, ha esortato il Governo per una maggiore presenza dei sindaci nei comitato di indirizzo, in quanto rappresentano il vero termometro dei territori. «Da oggi Molise e Abruzzo, insieme, saranno più forti. Ma dovranno essere capaci, in tempi stretti, di elaborare un efficace piano di sviluppo congiunto, guardando allo sviluppo anche delle aree retroportuali. L’obiettivo comune resta quello di diventare più competitivi, tenendo conto delle vocazioni e delle esigenze dei nostri territori, rendendo più efficiente quello che già abbiamo. E per fare questo, è indispensabile che le due Regioni che parlano la stessa lingua».
Una riflessione riguardo le catastrofi naturali e i cambiamenti climatici negli ultimi anni
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(AGMnews) - Campobasso, 12 set. Il 100% dei comuni molisani sono in pericolo. Quanti di questi hanno attivato misure di mitigazione del rischio? Serve più attenzione alla prevenzione e politiche di adattamento alla sfida dei cambiamenti climatici. La drammatica sequenza di emergenze che hanno colpito parte del nostro Paese negli ultimi giorni e che hanno comportato lutti e danni ingentissimi, è la testimonianza della condizione di particolare fragilità del nostro territorio. Considerando il periodo che va dal 2010 al 2016 sono oltre 145 le persone morte a causa di inondazioni e oltre 40mila quelle evacuate (dati Cnr), con eventi che si sono verificati in tutte le Regioni italiane, nella quasi totalità delle province (97 quelle coinvolte) e in 625 Comuni italiani. Negli ultimi anni sono stati spesi circa 800 mila euro al giorno per riparare i danni e meno di un terzo di questa cifra per prevenirli. Serve invece un’efficace attività di prevenzione, non più esclusivamente mirata alla realizzazione di interventi e opere puntuali di messa in sicurezza, o almeno non solo, ma che preveda un approccio complessivo e sappia tenere insieme le politiche urbanistiche. Una diversa pianificazione dell’uso del suolo, una crescente attenzione alla conoscenza e alle mappature delle zone a rischio, la realizzazione di interventi non puntuali ma pianificati su scala di bacino, l’organizzazione dei sistemi locali di protezione civile e la crescita di consapevolezza da parte dei cittadini. Un elemento questo particolarmente importante per far sì che le persone coinvolte in un evento calamitoso non si espongano ad ulteriori rischi, ma anche per far crescere la generale conoscenza su questi temi assolutamente necessaria in un paese che, come il nostro, è esposto a rischi di diversa natura. La redazione dei piani di emergenza di protezione civile, per i quali la legge 100 del 2012 aveva fissato una scadenza temporale definita, il loro costante aggiornamento e la fondamentale relazione tra la pianificazione urbanistica e i piani d’emergenza, oltre che la realizzazione di attività d’informazione e di esercitazioni, sono elementi imprescindibili per una efficace azione di prevenzione e mitigazione del rischio. “La prevenzione deve divenire la priorità per il nostro Paese, tanto più in un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, che comportano fenomeni meteorologici estremi caratterizzati da piogge intense concentrate in periodi di tempo sempre più brevi e in cui la gestione irrazionale del territorio porta a conseguenze disastrose, come dimostrano gli eventi atmosferici che nella giornata di ieri hanno sconvolto la città di Livorno.” – dichiarano da Legambiente Molise – “In altre parole all’accrescimento della pericolosità, intesa come probabilità del verificarsi del fenomeno, si unisce una maggiore vulnerabilità, intesa come fragilità del territorio, con il conseguente aumento del rischio.” L’indagine di Legambiente “Ecosistema Rischio” raccoglie ed elabora dati di carattere generale sull’esposizione al rischio frane e al rischio idraulico nei comuni italiani, e allo stesso tempo
monitora nel dettaglio le attività volte alla mitigazione del rischio da parte delle amministrazioni comunali, nel cui territorio sono presenti aree esposte a pericolo di frane, esondazioni e allagamenti. Nel corso di oltre un decennio, da quando cioè è stata realizzata la prima edizione dell’indagine, la mappatura delle aree soggette a rischio idraulico e idrogeologico è stata sempre meglio definita, tranne che in Molise. Al fine di recuperare i dati elaborati, è stato inviato ad ogni Comune della penisola un questionario, con la nostra regione fanalino di coda per test compilati. Basti pensare che hanno risposto solo 11 amministrazioni su 136, in pratica il 9% dei comuni di una regione che ha il 100% dei comuni con aree esposte a pericolo ed il 100% del suo territorio sottoposto a rischio idraulico o frana (fonte Ispra). La mancanza di riscontro ai questionari è la causa per cui il Molise è
l’unica regione per la quale non è stato possibile tracciare un’esauriente elaborazione statistica. “Pertanto, chiediamo ai Comuni molisani di rispondere al questionario del nuovo anno affinché, nel prossimo rapporto Ecosistema rischio in uscita a fine anno, si possa tracciare un quadro completo anche della nostra regione che, tra l’altro, vede il 71,3% dei suoi comuni sottoposti sia a rischio frane che pericolosità idrauliche.” – continuano da Legambiente Molise – “Come dimostrano le frane che da anni colpiscono le comunità di Petacciato e di Civitacampomarano e che nello scorso anno hanno causato danni ingenti alle abitazioni ed alle infrastutture. Questa indagine, per noi molto importante, è utile per predisporre le necessarie misure di tutela. Così come prevede il D.Lgs. 49/2010 la predisposizione di mappature della pericolosità e del rischio alluvioni sono alla base della definizione dei Piani gestione, gli strumenti indispensabili alla pianificazione dell’uso del suolo e della gestione delle acque, alla predisposizione di vincoli e prescrizioni nelle aree soggette a pericolo. L’adeguamento e l’aggiornamento delle mappature della pericolosità e del rischio è strumento essenziale anche alla predisposizione di ogni misura di prevenzione.” Non si conosce ad esempio il numero dei comuni che si sono dotati dei piani di emergenza di protezione civile. La frana di Civitacampomarano è parte integrante di una fascia appenninica (che inizia da Campobasso per arrivare a Larino) ricca di arenarie ed argilla, che sono causa del continuo
movimento franoso della terra. Quanti sono i comuni dell’area che sanno come poter affrontare un’eventuale emergenza? Una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio, anche attraverso la realizzazione di
interventi di rinaturalizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d’acqua volti alla mitigazione del rischio riguarda la delocalizzazione delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi. Partendo dal dato di fatto che non tutto può e deve essere protetto da arginature, per correggere gli errori urbanistici del passato è necessario abbattere e spostare dove possibile ciò che non si può difendere dalle alluvioni e dalle frane. Un’azione tanto utile quanto poco praticata nel nostro Paese. Come ulteriore elemento di riflessione non si può non considerare il fatto che siano proprio le città a rappresentare il cuore della sfida per l’adattamento ai cambiamenti climatici e agli affetti che essi comportano. Infatti, è proprio nelle aree urbane che si produce la quota più rilevante di emissioni ed è qui che l’intensità e frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e determinando danni a edifici e infrastrutture. L'andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e ondate di calore hanno oramai assunto caratteri che solo in parte conoscevamo e che andranno, inesorabilmente, ad aumentare. A fronte  di questa situazione è necessario, per ottenere risultati realmente efficaci, puntare sulla prevenzione e sula mitigazione del rischio idrogeologico, oltre all’impegno da parte delle amministrazioni comunali sugli aspetti di loro stretta competenza. È necessario, infine, anche dar vita ad una filiera virtuosa a cui contribuiscano soggetti ed enti diversi dallo Stato centrale, dagli enti locali, alle Autorità di Bacino, ciascuno con il proprio ruolo e le proprie prerogative.
La cerimonia si è svolta nel quartiere San Lazzaro di Isernia alla presenza di centinaia di persone accorse
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(AGMnews) - Isernia, 10 set. Tanta la commozione tra i fedeli, felici per l’importante traguardo raggiunto da don Claudio, ma anche rattristati di vederlo andar via dopo i tanti anni trascorsi a Isernia. Alla lunga liturgia, oltre due ore, hanno preso parte 15 vescovi e i canonici delle Diocesi di Isernia-Venafro e Trivento, oltre a centinaia di persone che hanno affollato le navate della Chiesa. Chi non ha trovato posto è rimasto all'esterno per seguire la cerimonia su un maxi schermo. La cerimonia è stata celebrata dal vescovo della diocesi di Isernia-Venafro Camillo Cibotti insieme al vescovo Salvatore Visco. Anche la comunità di Trivento è arrivata in città per conoscere il suo nuovo pastore. Alla celebrazione hanno preso parte anche numerosi esponenti del mondo politico e militare. Claudio Palumbo. Originario di Venafro, 52 anni, Claudio Palumbo negli ultimi anni è stato vicario generale della diocesi di Isernia-Venafro. Nato nel 1965, dopo la maturità classica è entrato nel Pontificio Seminario regionale di Chieti ed ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso l’Istituto Teologico Abruzzese-molisano. Presso la Pontificia Università Gregoriana ha conseguito nel 1994 la Licenza e nel 2006 il Dottorato in Storia della Chiesa, disciplina che ha insegnato sino ad oggi in istituti teologici. È stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1990 per la diocesi di Isernia-Venafro. Dal 1990 al 2011 è stato Parroco di San Giovanni Bosco. Dal 1993 al 1998 è stato vicerettore del Pontificio Seminario regionale di Chieti. Dal 1993 al 2011 è stato Bibliotecario dell’Istituto Teologico abruzzese-molisano. Dal 2009 è Vicario Generale e dal 2011 è Parroco di San Pietro Apostolo. Dal 2009, infine, è Prelato d’Onore di Sua Santità. Tenace sostenitore della nascita di papa Celestino V nella civitas di Isernia, storico e ricercatore, ha al suo attivo numorose pubblicazioni a tema ecclesiastico e teologico. Parroco della comunità di Roccapipirozzi dal 1990 per 21 anni, dal 2011 ha esercitato il proprio ministero presso la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Isernia.Un applauso lunghissimo ha accolto Monsignor Claudio Palumbo che si insedierà a Trivento il prossimo 23 settembre.
   
La Sigea SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) invita tutte le associazioni di protezione ambientale a sostenere tutele efficaci della vita umana e dell’ambiente
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(AGMnews) - Redazione, 08 set. Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno. Arrivata la stagione delle piogge già non si parla più d’incendi del bosco, incendi che hanno devastato i boschi italiani molti dei quali nelle aree protette, e s’inizia a temere per i dissesti idrogeologici. In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo vari anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane. Con il cambiamento climatico, la temperatura dei mari italiani nell’estate 2017 ha raggiunto valori di oltre tre gradi in più rispetto alle medie dell’ultimo ventennio, le correnti d’aria si caricheranno maggiormente di umidità e saranno potenzialmente in grado di generare, come negli scorsi anni, piogge brevi e intense, concentrate nello spazio. Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici, le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto idrogeologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in continuo a una stazione di controllo. Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che gli incendi della vegetazione fanno parte delle dinamiche naturali anche se vengono nella quasi totalità dei casi appiccati dall’uomo per interessi vari. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto nelle scienze forestali il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi. Occorre avviare da subito il monitoraggio e la cura dei boschi e delle foreste, queste sono attività indispensabili per ridurre il rischio incendi; la vegetazione in buono stato riduce il rischio incendio. E’ necessario avviare le diverse e integrate pratiche gestionali, come l’uso sostenibile della biomassa, l’applicazione del fuoco prescritto, l’attuazione dei diradamenti del bosco, senza invocare il danno ambientale. Non bastano le azioni di repressione e spegnimento, occorrono interventi di gestione integrata del fuoco, basati sulla pianificazione ed elaborazione di modelli operativi che comprendano valutazioni di carattere ecologico, sociale, economico e culturale, assicurando anche i livelli occupazionali specializzati e generici. Sarebbe auspicabile l’implementazione delle azioni utili per l’individuazione rapida e il monitoraggio dei focolai secondo approcci differenti in considerazione delle aree. Nel caso di grandi aree boscate il riconoscimento dei focolai e il monitoraggio potrebbe avvenire tramite tecniche di telerilevamento, tecnologia ormai matura; mentre per aree boscate con minore estensione potrebbero utilizzarsi droni o altri sistemi robotici di video/termosorveglianza. Queste tecniche di monitoraggio avrebbero un costo relativamente basso, rispetto agli interventi di gestione del fuoco, con alta efficienza. Nell’ambito del presidio territoriale, l’agricoltura, l’allevamento e la pastorizia, devono essere orientate a tutelare il territorio ed esercitare un’importante funzione di controllo e prevenzione. In uno scenario di aumento del rischio incendio, dove si stima una crescita dall’1% al 5% degli incendi che non potranno essere spenti, diventa prioritaria una programmazione di governo degli incendi piuttosto che frettolosi e talvolta tardivi interventi di spegnimento. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti. E’ stato stimato che una diversa gestione del territorio e delle aree boscate si rivelerà vantaggiosa anche in termini economici già nel breve e medio termine. La Sigea condivide le considerazioni e raccomandazioni della SISEF - Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (https://sisef.org/) e invita tutte le associazioni di protezione ambientale a sostenere tali raccomandazioni per una tutela efficace della vita umana e animale, dell’ambiente e dei paesaggi.
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