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Il Giorno di Colombo (Columbus Day), una festa celebrata in molti paesi delle Americhe rischia di essere cancellata negli USA
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(AGMnews) - Redazione, 08 set. Il Columbus Day, la festa celebrata dal 1869 negli Usa per commemorare la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492, potrebbe trovare nuova collocazione in Canada. Iniziativa che parte dalle comunità italiane di Toronto e Montreal e da due ex parlamentari italiani da sempre impegnati sul fronte della emigrazione, il senatore calabrese Basilio Giordano, eletto in America nel 2008 con il Popolo delle Libertà e dagli anni Ottanta editore di riviste per gli italiani in Canada, e il deputato molisano Angelo Sollazzo, eletto alla Camera con il Psi negli anni Ottanta, imprenditore impegnato in America e presidente della Confederazione degli italiani nel mondo. I due si incontreranno la prossima settimana a Roma per perfezionare la costituzione di un comitato organizzatore aperto, a cui hanno già dato adesione Tony Vespa, uno dei nomi più noti nelle comunità italiane in Canada, Domenico Mamone, presidente del sindacato Unsic con dodici sedi estere, rappresentanti della Unar (unione delle associazioni regionali) e dello storico sodalizio dei molisani nel mondo, Forche Caudine. «Attribuire a columbus day1Colombo la responsabilità del genocidio dei nativi è un falso storico» evidenzia Sollazzo. «I massacri dei nativi vennero perpetrati dagli spagnoli prima e dagli inglesi dopo, mentre Cristoforo Colombo era un tipo mite e guardava con ammirazione e rispetto il popolo nativo, come risulta chiaramente dai suoi scritti» continua il presidente della Cim. «Si dimentica che oggi gli States costituiscono il mix di tanti popoli, razze e colori che diversamente non avrebbero fatto degli Usa il Paese più potente della terra. Voler nascondere la propria storia con motivazioni assurde e puerili rappresenta lo spaccato del Trump-pensiero». La presenza italiana in Canada non è meno significativa, per numeri, da quella statunitense. Aire, anagrafe dei cittadini italiani all’estero, certifica che in Canada vivono circa 138mila italiani a fronte dei 222mila negli States. Ma, considerando gli oriundi e i discendenti, che stanno reagendo pesantemente con proteste ed iniziative politiche per ricordare il determinante apporto delle collettività italiane per fare grandi gli States, il numero va moltiplicato almeno per dieci. Nel censimento del 2011, 1.488.425 canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane, il 4,6 per cento della popolazione totale. I più hanno radici in Calabria, Abruzzo, Molise, Campania, Veneto e Friuli. Le province con maggiore presenza italiana sono Ontario e Quebec. Tra i più celebri canadesi con origini italiane figurano il manager Sergio Marchionne, la modella Linda Evangelista, i cantanti Gino Vannelli, Michael Bublé e Lara Fabian. «Siamo pronti a raccogliere il testimone dei festeggiamenti per la ricorrenza perché in cultura, politica, economia, gli italo-americani hanno assicurato il loro prezioso contributo, riconosciuto da oltre due secoli» continua Sollazzo. «La pretesa demagogica di ritenere gli emigrati in America, di ogni razza e religione, come usurpatori delle terre e dei diritti dei nativi, a 200 anni di distanza, suona come una bestemmia. Ogni Paese ha subito invasioni, occupazioni e guerre la cui sintesi ha creato le moderne nazioni» conclude il presidente della Cim
Il sindacato scuola reclama intanto Il Miur fissa le scadenze per presentare la documentazione.
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(AGMnews) - Campobasso, 21 ago. Il 16 agosto 2017 il Ministero dell’Istruzione ha diramato alle scuole la circolare 1622/17, applicativa per l’attuazione del decreto-legge 73/17 sulla prevenzione vaccinale, convertito con modificazioni dalla legge 119 del 31 luglio 2017. Il decreto-legge, come convertito, non ha recepito alcune delle modifiche proposte dal sindacato volte a semplificare una procedura inutilmente macchinosa e per lo più inefficace per le finalità che si propone. Come sempre più spesso accade saranno le scuole a dover sopportare il carico burocratico più pesante di una procedura estranea al servizio di istruzione, con pochissimo preavviso e in un momento delicatissimo come l’avvio dell’anno scolastico. E infatti sulle scuole ricadrà l’onere di  acquisire la documentazione relativa all’assolvimento dell’obbligo vaccinale e di segnalare alla ASL di competenza l’eventuale mancata presentazione di questa documentazione. Per l’anno scolastico 2017/2018 le famiglie dovranno presentare la documentazione alle scuole entro il 10 settembre 2017 per la scuola dell’infanzia ed entro il 31 ottobre 2017 per scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado. Il dirigente scolastico, entro 10 giorni dalle suddette scadenze, dovrà segnalare alla ASL territorialmente competente l’eventuale mancata presentazione della documentazione da parte dei genitori inadempienti. Per le scuole dell’infanzia si tratta di tempistiche che sarà molto complicato definire entro le date di inizio delle lezioni e che provocheranno inevitabili disservizi legati alla gestione delle liste d’attesa e possibili lesioni del diritto delle bambine e dei bambini a fruire di un servizio educativo di qualità. Un fatto è certo: una insopportabile mole di lavoro graverà sulle segreterie scolastiche già al collasso e un’ulteriore molestia burocratica si scaricherà sui dirigenti scolastici per gli oneri dei controlli e degli inevitabili contenziosi che ne potranno conseguire. Per tale motivo siamo convinti della necessità di riportare alla competenza degli uffici vaccinazioni presenti in tutte le ASL i compiti di controllo e segnalazione e di trovare le forme più opportune per far rispettare la legge senza ledere il diritto allo studio delle bambine e dei bambini. Si persevera con la politica sbagliata di scaricare sul servizio scolastico e in tempi ristrettissimi obblighi che dovrebbero assolvere invece altre istituzioni pubbliche (ASL e Enti locali). Prendiamo atto con rammarico che il Miur ha scelto ancora una volta di non ascoltare le richieste provenienti dal mondo della scuola, ma di gestire tutta la partita con fare burocratico. Pertanto si conferma il giudizio negativo che avevamo già espresso al momento dell’approvazione del DL 73/17. Nei prossimi giorni l’ufficio legale nazionale valuterà la legittimità di simili provvedimenti.
L'appello del sindacato scuola FCL Cigl Molise
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(AGMnews) - Campobasso, 07 ago. Sono state almeno 1000 le domande presentate in Molise da aspiranti docenti che hanno chiesto di essere inseriti -per le supplenze brevi e temporanee- nelle graduatorie d’istituto di seconda e terza fascia. Tutta la procedura è stata farraginosa e poco funzionale. In alcuni casi le scuole, che sono state chiamate a valutare le domande, hanno assunto posizioni diverse in merito ai punteggi e ai titoli. Lo ripetiamo da anni: le domande dovrebbero essere gestite dall'Ambito territoriale provinciale per una valutazione univoca.  Tra le altre criticità rilevate c’è stata la difficoltà di compilare una  domanda d’inserimento nelle graduatorie fatta da un modulo di ben 18 pagine. Altri problemi ci sono stati nei giorni scorsi, quando gli aspiranti docenti hanno dovuto compilare on line il Modello B, nel quale si indicano le scuole presso le quali si vuole essere inseriti per le supplenze. Per giorni interi il sistema non ha funzionato. Nonostante tutto ciò, il MIUR ha deciso di chiudere in fretta la partita, scaricando le sue responsabilità sulle segreterie scolastiche invitandole a lavorare anche di notte e nei giorni festivi. Esse, infatti,  devono inserire al SIDI (sistema informatico del MIUR) la scelta delle sedi fatta da parte degli  aspiranti a supplenze inseriti nelle graduatorie d’istituto. Dal 2 agosto, nell’home page del SIDI è stato nuovamente pubblicato l’avviso secondo il quale le segreterie scolastiche potranno operare dalle ore 7:00 alle ore 22:00, comprese le giornate di sabato e domenica. Si tratta di una situazione inaccettabile. Non si possono scaricare sul personale delle segreterie le disfunzioni del sistema. Inoltre, nonostante l’avviso pubblicato sulla stessa home page del SIDI, non sono state ancora aperte le funzioni di “Acquisizione sedi”, “Rettifica sedi” e “Identificazione situazioni anomale”, per l’inserimento manuale del Mod. B da parte delle segreterie scolastiche. Gli assistenti amministrativi e i DSGA tra l’insabbiamento dei problemi causati da una pessima programmazione tecnica del SIDI, una normativa di riferimento piena di buchi e la pretesa di adeguarsi a tempistiche assurde che non tengono in considerazione il CCNL, stanno lavorando in condizioni inaccettabili! E tutto ciò in una situazione in cui il personale di segreteria ha dato e sta dando il massimo, al limite delle forze, perché non solo non può fruire delle ferie ma nemmeno del congedo di malattia là dove necessario, in quanto non sostituibile. Abbiamo chiesto il ritiro di questa nota. Occorrono tempi distesi e rispetto delle prerogative contrattuali. E nel frattempo, a tutela di lavoratori, valuteremo con i legali le strada da percorrere per ottenere la messa in mora dei comportamenti del Ministero.
…al diminuire del sonno aumenta una maggiore tendenza ad incidenti stradali, depressione, obesità, infarto, diabete, ipertensione e ictus
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(AGMnews) - Livia Garofalo, 05 ago. L’importanza del buon riposo. Il corpo ha bisogno di un determinato numero di ore al giorno per riposare e realizzare diverse funzioni metaboliche e rigenerative. Dormire bene è importante ma, oltre alla qualità, lo è anche la quantità di ore dedicate al sonno. Come rivela uno studio della National Sleep Foundation, pubblicato sulla rivista Sleep Health, ogni individuo adulto ha bisogno di una quantità di ore di sonno quotidiane che vanno dalle 7 alle 9 ore (mai meno di 6 o più di 10). Al diminuire del sonno aumenta una maggiore tendenza ad incidenti stradali, depressione, obesità, infarto, diabete, ipertensione e ictus. Ecco alcuni dei benefici legati al sonno:
 
– aiuta la memoria: di notte i ricordi si consolidano, vengono trasferiti dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Inoltre, il cervello elimina le connessioni inutili e rinforza quelle necessarie, in modo da immagazzinare solo ciò che serve.
 
– riduce lo stress: non dormire abbastanza causa esaurimento, aumenta i livelli di stress e favorisce l’accumulo di tossine, con la conseguenza che il giorno dopo vi sentirete stanchi, lenti e assonnati.
 
– riduce il rischio di malattie: la mancanza di ore di sonno, infatti, provoca disturbi metabolici che mettono a rischio la vostra salute.
 
– contrasta infezioni: non dormire a sufficienza può indebolire il vostro sistema immunitario, rendendovi più sensibili all’attacco di batteri e virus.
 
Ma dormire bene può anche farci dimagrire?
 
Un recente studio pubblicato dai ricercatori dell’Università di Chicago ha dimostrato che esiste un legame tra il sonno e il dimagrimento. Le giuste ore di riposo sono, infatti, il prerequisito per perdere peso, perché esiste un collegamento tra i ritmi circadiani, che regolano i cicli sonno-veglia, e la tendenza a ingrassare. Dormendo vengono prodotti ormoni come la leptina, che favoriscono il senso di sazietà. L’organismo di chi non dorme a sufficienza, al contrario, produce grelina, l’ormone che invia al cervello lo stimolo della fame e, quindi, tenderà a ingrassare e ad andare incontro più facilmente a patologie metaboliche e cardiovascolari, dal momento che, un sonno sregolato fa aumentare glicemia e pressione arteriosa. Infine, per aiutare chi ha difficoltà a prendere sonno è bene evitare pasti abbondanti prima di andare a dormire e non assumere sostanze eccitanti come tè, caffè o sostanze alcoliche.
Lo dicono i ricercatori Neuromed dello studio Moli-sani: a parità di adesione alla Dieta mediterranea, sono solo le classi socioeconomiche più forti a trarne vantaggi per la salute
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(AGMnews) - Redazione, 02 ago. La dieta mediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari, ma solo se a seguirla sono i gruppi economicamente più forti. È questo il sorprendente risultato di una ricerca condotta dall’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico IRCCS Neuromed su oltre 18mila persone adulte reclutate nell’ambito dello studio Moli-sani e pubblicata sulla rivista International Journal of Epidemiology. Che la Dieta mediterranea offrisse vantaggi consistenti per la salute cardiovascolare era cosa nota, ma ora lo studio Neuromed, condotto dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, diretto da Giovanni de Gaetano, rivela che i benefici di questo modello alimentare sono fortemente condizionati dalla posizione socioeconomica delle persone. In pratica, a parità di adesione alla Dieta mediterranea, la ricerca ha evidenziato che la riduzione del rischio di patologie cardiovascolari si concretizza solo nelle persone che hanno un livello di istruzione elevato e in chi ha un reddito familiare più consistente. Nessun beneficio significativo è stato invece riscontrato nelle classi sociali più deboli. “Che la dieta mediterranea riduca il rischio di sviluppare un evento cardiovascolare nel corso degli anni è ben noto da tempo– conferma Marialaura Bonaccio, ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed e primo autore dello studio –La novità del nostro studio è di aver documentato per la prima volta che il livello di istruzione e il reddito sono in grado di modificare nettamente i vantaggi potenziali della Dieta mediterranea sulla nostra salute cardiovascolare. In altre parole, per quanto una persona a basso reddito possa seguire la Dieta mediterranea in maniera ottimale, non avrà gli stessi vantaggi di una persona che segue la stessa dieta ma dispone di un reddito maggiore”. I ricercatori sono andati oltre e hanno cercato di comprendere i possibili meccanismi che possono essere alla base di queste disparità.  “A parità di adesione alla Dieta mediterranea, i gruppi socialmente più avvantaggiati riportavano una serie di indicatori di buona alimentazione migliori rispetto alle persone meno abbienti - spiega Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia molecolare e nutrizionale dello stesso Dipartimento – Ad esempio, a parità di consumo dei prodotti tipici della Dieta mediterranea, l’alimentazione delle persone con alto reddito e un livello di istruzione maggiore, risultava più ricca di antiossidanti e polifenoli, oltre a presentare una maggiore diversità in termini di frutta e verdura consumate. Non solo. Abbiamo riscontrato differenze socioeconomiche anche per quanto riguarda il consumo di prodotti integrali e i metodi di cottura degli alimenti. Sempre a parità di punteggio di adesione alla Dieta mediterranea, le persone con una migliore posizione sociale tendevano a consumare relativamente più pesce e frutta secca a guscio e meno carne e derivati. Tutto questo ci spinge a credere che sia la diversa qualità dei prodotti della Dieta mediterranea consumati a fare la differenza e non solo la loro quantità o frequenza di consumo”. “I risultati di questo studio ci devono far riflettere seriamente sullo scenario socio-economico   della salute -  commenta Giovanni de Gaetano, direttore del Dipartimento – Le disparità socioeconomiche sono in crescita, e si manifestano anche a tavola. Non solo le persone tendono in generale a seguire sempre meno la Dieta mediterranea, ma i più deboli dal punto di vista socio-economico consumano prodotti teoricamente ottimali ma di fatto con minori qualità salutistiche. Non basta più dire che “la Dieta mediterranea fa bene” – conclude de Gaetano-  se non garantiamo che faccia bene a tutti!”.
Giuditta Lembo ha ottenuto ringraziamenti per la riuscita dell'evento. Un tema fondamentale che ha illustrato gli aspetti quotidiani della donna divisa tra vita familiare e lavoro
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(AGMnews) - Campobasso, 18 lug. La Consigliera di Parità Giuditta Lembo soddisfatta della giornata di studio dal titolo  “Politiche di conciliazione e welfare aziendale che si è svolta a Roma lo scorso 13 luglio 2017 e che ha visto la  presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali  Giuliano Poletti. che si è congratulato con la Consigliera Lembo dopo che la stessa lo ha informato sui contenuti del workshop organizzato presso la sede del Parlamentino della Presidenza della Giunta regionale lo scorso 30 giugno e che ha avuto come temi centrali proprio  l’occupazione  giovanile e femminile,  quest’ultimo  tema collegato alla enorme difficoltà delle donne di riuscire a conciliarlo con la vita familiare e con il lavoro di cura. Durante l’incontro, il Ministro ha anche spronato le Regioni e le aziende ad impegnarsi nello sperimentare modelli di lavoro agile  e  a  divulgare  eventuali  buone prassi che avviino  un cambiamento sia nel pubblico che nel privato caratterizzato da una nuova  organizzazione del lavoro  condivisa da lavoratori e da lavoratrici. In questa direzione va la  “Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri,  recante indirizzi per l'attuazione dei commi 1 e 2 dell’articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124 e linee guida contenenti regole inerenti all'organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti”, approvata lo scorso 1 giugno 2017, in cui è riportato- precisa la Lembo – che le Amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottino misure organizzative volte a: fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro; sperimentare, anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, il cosiddetto lavoro agile o smart working. Le finalità sottese sono quelle dell’introduzione, di nuove modalità di organizzazione del lavoro basate sull’utilizzo della flessibilità lavorativa, sulla valutazione per obiettivi e la rilevazione dei bisogni del personale dipendente, anche alla luce delle esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. A questo riguardo- prosegue la Consigliera - assumono rilievo le politiche di ciascuna Amministrazione in merito a: valorizzazione delle risorse umane e razionalizzazione delle risorse strumentali disponibili nell’ottica di una maggiore produttività ed efficienza;  responsabilizzazione del personale dirigente e non; riprogettazione dello spazio di lavoro; promozione e più ampia diffusione dell’utilizzo delle tecnologie digitali; rafforzamento dei sistemi di misurazione e valutazione delle performance; agevolazione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Le misure da adottare devono permettere, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi delle nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera. L’adozione delle misure organizzative e il raggiungimento degli obiettivi descritti costituiscono oggetto di valutazione nell'ambito dei percorsi di misurazione della  performance organizzativa e individuale all'interno delle Amministrazioni pubbliche. Le Amministrazioni dovranno verificare l'impatto delle misure organizzative adottate in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti sull'efficacia e sull'efficienza dell'azione 
Del caso se n'è occupata la consigliera delle Pari Opportunità Giuditta Lembo la quale incontrerà il Ministro Poletti per discutere sulla questione
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(AGMnews) - Campobasso, 13 lug. Oggi 13 luglio,  la Consigliera di Parità Giuditta Lembo parteciperà  a Roma all’incontro “Politiche di conciliazione e welfare aziendale alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali  Giuliano Poletti. Un tema molto caro- afferma la Consigliera Lembo- che penalizza le donne ancora oggi costringendole a rinunciare al lavoro o a non cercarlo. L’incontro coincide con la pubblicazione della  nuova Relazione dell’Ispettorato  nazionale del lavoro relativamente alla drammatica questione del tema della conciliazione vita lavorativa  e vita familiare. La Relazione relativa all’anno 2016, già fatta pervenire alle Consigliere di Parità, organismi  preposti alla tutela del lavoro dei soggetti svantaggiati, presenta dati ancora più allarmanti della Relazione dell’anno precedente (2015); infatti il numero complessivo di dimissioni e risoluzioni consensuali di lavoratrici convalidate a livello nazionale risulta essere pari a  37.738. Nel corso del 2016, il numero complessivo di dimissioni e risoluzioni consensuali convalidate dalle ex Direzioni territoriali del lavoro è stato pari a 35.003, con un incremento del 12%  rispetto al 2015 (in cui le convalide sono state 31.249). Come nell’anno precedente le convalide sono riferite prevalentemente alle dimissioni, pari a  33.791 (anch’esse in aumento rispetto al dato del 2015, pari a 30.303), mentre le risoluzioni consensuali pari a  1.212,  continuano a rappresentare soltanto il 3% del totale, pur registrando un aumento nel numero complessivo rispetto alle. 946 dell’anno 2015. Le dimissioni e le risoluzioni consensuali hanno in larga parte riguardato le lavoratrici madri (27.443, a fronte di  25.620. Nell’anno 2015), con una percentuale pari al 79% dei casi. Decisamente più limitato è rimasto invece il numero delle convalide riferite ai lavoratori padri ( 7.560), sebbene si sia registrato un sensibile aumento di casi (pari al +34%) rispetto ai  5.629 rilevati nel 2015, in linea con la tendenza già segnalata lo scorso anno. Si rileva altresì che la netta prevalenza delle dimissioni/risoluzioni convalidate nel 2016 ha interessato le fasce d’età comprese tra i 26 e i 35 anni ( 19.679, a fronte di  17.592 nel 2015) e tra i 36 e i 45 anni (11.394, a fronte di  10.049 nel 2015); tali dati confermano il perdurare del fenomeno dell’ingresso posticipato nel mondo del lavoro in Italia. I dati concernenti il numero dei figli e le motivazioni del recesso attestano inoltre la persistenza di una maggiore difficoltà di conciliazione tra vita familiare e lavorativa nelle citate fasce d’età. Risulta confermato, infatti, il trend già evidenziato lo scorso anno in base al quale la gran parte dei lavoratori/delle lavoratrici interessati/e dalle convalide hanno prevalentemente un solo figlio ovvero sono in attesa del primo figlio ( 18.070 + 3.071 = 21.141,), rappresentando circa il 60% del totale. Significativo è anche il numero dei lavoratori padri/delle lavoratrici madri con due figli. Appaiono particolarmente rilevanti le motivazioni riconducibili alla difficoltà di conciliare il lavoro e le esigenze di cura della prole, pari complessivamente a 13.854 (con un incremento di oltre il 44% rispetto a quelle rilevate nel 2015, pari a n. 9.572), riferite prevalentemente alle lavoratrici ( 13.521, a fronte di  333 dimissioni convalidate relative ai lavoratori). Le citate voci, che costituiscono circa il 40% del totale (con un aumento di 9 punti percentuali rispetto al dato rilevato nel 2015, pari al 31% circa), sono le seguenti: assenza di parenti di supporto, mancato accoglimento al nido, elevata incidenza dei costi di assistenza del neonato (es. asilo nido o baby sitter). Il tendenziale aumento del dato relativo alla assenza di parenti di supporto attesta la carenza di strutture di accoglienza sul territorio nazionale che rafforza l’importanza del persistente ruolo di supporto svolto dalle famiglie di origine delle lavoratrici/dei lavoratori per consentire a questi ultimi la prosecuzione dell’attività lavorativa in presenza di figli. Significativo risulta il dato, anch’esso legato a ipotesi di pratica inconciliabilità tra lavoro e ruolo genitoriale, relativo alle motivazioni, concernenti: mancata concessione del part time/orario flessibile/modifica turni di lavoro, organizzazione e condizioni di lavoro particolarmente gravose o difficilmente conciliabili con esigenze di cura della prole, mutamento delle condizioni di lavoro a seguito di trasferimento d'azienda, mutamento delle mansioni. Con riferimento alla distribuzione delle convalide nei diversi settori produttivi, se ne evidenzia , come peraltro già rilevato nell’anno 2015 , una decisa concentrazione in quelli dove è tradizionalmente più elevato il tasso di occupazione femminile, con dati ulteriormente in aumento rispetto all’anno precedente: Servizi (12.377, pari al 35% del totale, a fronte di 11.543 nel 2015), Commercio ( 11.431, pari al 33% del totale, rispetto a  10.037 nel 2015) e Industria ( 5.824, pari al 17 % del totale, a fronte di  5.276 nel 2015). Anche nel 2016, la maggior parte delle dimissioni/risoluzioni convalidate hanno interessato soggetti di nazionalità italiana.
Un tale scenario confermato anche per il  Molise, - mi ha convinta ancora di più – afferma la Consigliera Lembo – che è urgentissimo intervenire  attraverso le misure della nuova programmazione 2014-2020, così come da me proposto anche  durante il workshop  tenutosi in Regione  lo scorso 30 giugno, ed  investire sull’occupazione femminile e giovanile e contemporaneamente in politiche di conciliazione perché investire nell’occupazione femminile significa investire in   benessere della famiglia e della società. Tra l’altro l’Istat, qualche giorno fa, nell’illustrare la situazione  delle donne casalinghe ha evidenziato che queste ultime sono  518 mila in meno rispetto a 10 anni fa e la loro età media è 60 anni( il 40,9% del totale è ultrasessantacinquenne,contro l’8,5% di donne fino ai 34 anni), una rilevazione importante è che la maggior parte delle casalinghe di giovane età ha dichiarato di essere costretta  ad esserlo perché non trova lavoro o perché vi ha dovuto rinunciare( questo in linea con i dati relativi al tema della conciliazione dell’Ispettorato nazionale!), quindi, una scelta forzata che genera in molti casi frustrazione  determinata  dalla mancanza anche di indipendenza economica nonostante un alto livello d’istruzione e di professionalità,  nonché l’accrescimento della percentuale di inattive ossia di donne scoraggiate che non cercano più lavoro. Ma, mentre aumentano le disoccupate e le inattive e diminuiscono le casalinghe in relazione anche alla fascia di età  più giovane, di contro aumenta il numero di donne che lavorano in nero, altro fenomeno che influisce negativamente sull’economia. Siffatta situazione ci deve far riflettere e convincere che per contrastare tutto ciò occorre investire in  incentivi all’occupazione - conclude la Consigliera Lembo-  l’unica e sola  strada da percorrere.  In questa direzione continuerà ad andare il mio impegno come donna e in veste di Istituzione determinata a salvaguardare i diritti dei più deboli.  
Si registra una percentuale elevata di crimini informatici
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(AGMnews) - Campobasso, 08 lug. Tra 2010 e 2015 è cresciuto del 51% il numero di crimini informatici in Italia. In rapporto alla popolazione, il fenomeno è più diffuso in Liguria mentre la Puglia è la regione con la più bassa densità di questi reati. La Liguria, con una denuncia all’autorità giudiziaria ogni 246 abitanti, è la regione italiana con la più elevata frequenza di reati informatici, seguita da Molise (con 1 denuncia ogni 290 residenti) e Valle d’Aosta (1/294). È quanto emerge da un’analisi condotta da DAS, compagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale, che con “Difesa Web” assiste in giudizio i cittadini vittime di frodi informatiche e fornisce strumenti di monitoraggio per prevenire furti d’identità e altre truffe online.“La nostra ricerca – spiega Roberto Grasso, amministratore e direttore generale di DAS – evidenzia un fenomeno preoccupante. Nel periodo che abbiamo analizzato le denunce delle forze di polizia all’autorità giudiziaria per reati informatici sono cresciute in Italia di oltre il 51%, con un’incidenza di un reato ogni 393 abitanti. I danni economici per chi subisce questo tipo di reato possono essere rilevanti e a volte difendersi in giudizio può essere complicato e richiedere tempi lunghi. Abbiamo creato “Difesa Web”, in risposta alle due principali esigenze espresse dal mercato: da un lato l’aspetto di prevenzione e monitoraggio dei propri dati, dall’altro il supporto legale necessario in caso furto d’identità”.Tra le regioni dove la densità di reati informatici rispetto alla popolazione è superiore alla media nazionale ci sono anche Campania, con una denuncia ogni 328 residenti, Piemonte (1/343), Friuli Venezia Giulia (1/349), Emilia-Romagna (1/358), Toscana (1/378) e Lazio (1/386). Dallo studio di DAS emerge anche che Puglia (1 denuncia all’autorità giudiziaria ogni 503 abitanti), Sicilia (1/496) e Basilicata (1/483) sono le regioni con la più bassa frequenza di reati informatici. DAS ha rilevato che tra il 2010 e il 2015 il numero assoluto di reati informatici è cresciuto in modo rilevante in tutte le regioni. Il fenomeno è più che raddoppiato in Friuli Venezia Giulia (+133,8%), Umbria (+102,3%) e Liguria (+101,6%) ma percentuali elevate di crescita si sono registrate anche in Molise (+99,1%), Trentino Alto Adige (+90,2%) e in misura minore in Basilicata (+69,4%). Le regioni dove il fenomeno dei reati informatici sembra essere cresciuto meno negli ultimi 5 anni sono Campania (+17,1%), Valle d’Aosta (+19,5%) e Puglia (+34,5%). In caso di furto d’identità o utilizzo illecito da parte di terzi dei dati personali e finanziari del cliente, entrerà in gioco la copertura assicurativa di “Difesa Web”, che offre l’assistenza legale per presentare agli organi di polizia la denuncia contro il truffatore e per la ricerca di prove a propria difesa. La polizza di DAS offre anche la difesa legale per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito della violazione, intervenendo anche in caso di controversia con una banca o una società finanziaria, davanti all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), per contestare operazioni o servizi richiesti da terzi non autorizzati. Difesa Web copre tutte le spese legali nel caso la persona frodata subisca un procedimento penale per un reato commesso da altri, utilizzando il proprio nome. La polizza di DAS supporta inoltre il cliente nelle procedure di ripristino dell’onorabilità, come ad esempio la cancellazione dal registro dei protesti.
Gemellaggio e scambio culturale con il comune di Termoli e la Bulgaria
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(AGMnews) - Termoli (CB), 06 lug. Uno scambio giovanile a Londra o in Lituania, un periodo come volontario in Bulgaria o la possibilità di seguire un corso di formazione contro l’hate speech a Orvieto. Queste sono le ultime pubblicazioni dell’Ufficio Europa del Comune di Termoli che offrono una panoramica sulle possibilità che l’Europa offre ai più giovani attraverso l’utilissimo strumento degli scambi giovanili cioè progetti di mobilità dell'asse Gioventù, inserito nell'Azione Chiave 1 (Key1) del programma europeo ERASMUS+.
 
Cosa sono
Gli Scambi Giovanili permettono a gruppi di giovani di diversi Paesi di incontrarsi e vivere insieme per un massimo di 21 giorni. Durante uno Scambio di giovani, i partecipanti portano a termine congiuntamente un  programma di lavoro (una combinazione di seminari, esercitazioni, dibattiti, giochi di ruolo, simulazioni, attività  all'aria aperta, ecc.) progettato e preparato da loro stessi prima dello cambio. Gli Scambi di giovani permettono ai  giovani di: sviluppare competenze, venire a conoscenza di argomenti/aree tematiche socialmente pertinenti,  scoprire nuove culture, abitudini e stili di vita, soprattutto attraverso l'apprendimento tra pari, rafforzare valori  come la solidarietà, la democrazia, l'amicizia, ecc. Il processo di apprendimento negli Scambi di giovani è determinato da metodi di istruzione non formale. Gli Scambi di giovani si basano su una cooperazione  transnazionale tra due o più organizzazioni partecipanti di diversi paesi all'interno e all'esterno dell'Unione europea. 
 
Partecipanti
Giovani di età compresa tra 13 e 30 anni provenienti dai paesi delle organizzazioni di invio e di accoglienza.
Ciascun gruppo nazionale deve avere almeno un leader. Un leader di un gruppo è un adulto che accompagna i giovani che partecipano allo scambio di giovani per garantirne l'effettivo apprendimento, la protezione e la sicurezza. 
 
Dove
L'attività deve svolgersi nel Paese di una delle organizzazioni partecipanti. 
 
Come partecipare
I partecipanti possono partecipare agli scambi attraverso le organizzazioni o associazioni che promuovono gli scambi. Gli scambi possono essere proposti anche da gruppi informali di giovani.
 
Costi
Ai partecipanti viene rimborsata parte dei costi di viaggio, dal loro luogo di origine alla sede dell'attività e ritorno, in base alle distanze di viaggio. Vitto e alloggio sono coperti dal progetto.
 
Per avere altre informazioni sugli scambi e le opportunità in Europa si può consultare il sito del Comune di Termoli alla pagina Ufficio Europa o rivolgersi direttamente all’Ufficio Europa del Comune di Termoli.
Progetto rivolto ai più piccini per coinvolgerli nella lettura dei testi
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(AGMnews) - Termoli (CB), 01 lug. È stata presentata l’iniziativa ‘Leggo anch’io’ promossa dall’insegnante Vincenza Sticozzi e realizzata grazie alla collaborazione con la biblioteca comunale ‘G. Perrotta’ e il Comune di Termoli. Sono 5 gli appuntamenti ideati per coinvolgere i più piccoli da 3 a 6 anni nell’affascinante mondo della lettura e quello più ampio della narrazione. Nella biblioteca comunale rinnovata negli arredi e nei tanti nuovi libri acquistati, che si vanno ad aggiungere agli oltre 55mila volumi già in archivio, l’assessore Maria Chimisso, il consigliere Mario Orlando, il referente Basso  Caruso e l’insegnante Vincenza Sticozzi. Proprio lei, forte dell’esperienza di ‘lettore volontario’ presso la Biblioteca comunale di Bologna, ha voluto proporre al Comune di Termoli un ciclo di eventi e letture dedicate ai bambini. Il 4, l’11 e il 18 luglio e poi ancora il 22 e 29 agosto, sempre dalle 16,45 in poi,  sarà possibile portare gratuitamente i bambini in biblioteca per ascoltare letture, fiabe e filastrocche. “Il mondo della letteratura dell’infanzia è vastissimo – ha detto l’insegnante Sticozzi – e abituare i bambini alla lettura fin da piccoli è fondamentale per il linguaggio e per la scrittura”. L’assessore Chimisso presentando e sottolineando il valore dell’iniziativa ‘Leggo anch’io’ ha aggiunto “Ogni volta che si portano al centro della nostra vita i libri, allora penso che abbiamo fatto davvero del nostro meglio”.
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