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Stressare i dipendenti con provvedimenti disciplinari può esporre i responsabili a condotte vessatorie tali da rientrare nell’ipotesi di danno da mobbing?
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(AGMnews) - V.G. - Roma, 23 Ott.17 - La Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 23041/2017, ha toccato un tema delicato. L’Ente Pubblico, nel caso specifico, aveva tenuto una condotta vessatoria effettuata nei confronti del dipendente, a causa di cinque provvedimenti disciplinari rilevatisi successivamente illegittimi. Sia il tribunale di primo grado sia la Corte d’appello avevano accolto la domanda volta al riconoscimento del danno subito. Ha fatto ricorso in Cassazione il datore di lavoro pubblico, sostenendo che la Corte territoriale ha ritenuto ricorrente una ipotesi di “mobbing” considerando le sanzioni disciplinari illegittime irrogate pretestuose – mentre tali non erano come dimostrato dal fatto che le medesime erano state valutate legittime dal giudice della fase cautelare – e facendo riferimento ad altri comportamenti di carattere persecutorio tenuti dal datore di lavoro senza indicare quali fossero, adottando in tal modo una motivazione apparente o manifestamente illogica ed omettendo qualsiasi indagine sull’elemento soggettivo – costituito dall’intento persecutorio e vessatorio del datore di lavoro – indispensabile per la configurabilita’ del “mobbing”.  La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso del datore di lavoro inammissibile ed  ha dunque rigettato il ricorso e condannato il datore di lavoro alle spese del giudizio liquidate per compensi professionali, oltre al rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

 In allegato il testo completo della Sentenza.

Fonte: Corte di Cassazione

Si prescrive dopo tre anni anche in caso di omessa impugnazione della cartella. La prescrizione breve non si converte decennale.
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(AGMnews )– V.G.  -  Roma, 06 Set.  La Corte di Cassazione, Sezione Sesta, con ordinanza pubblicata in data 25 agosto 2017 ha rigettato il ricorso proposto da Equitalia contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che aveva dato ragione ad un contribuente il quale aveva impugnato l'avviso di intimazione di pagamento per la tassa automobilistica.  In particolare, Equitalia lamenta l'erroneità della pronuncia impugnata nella parte in cui ha escluso che la mancata impugnazione della cartella di pagamento, in relazione alla quale era stato poi emesso l'avviso d'intimazione impugnato, avesse comportato l'applicabilità nella fattispecie del termine ordinario decennale di prescrizione. La Suprema Corte, nel confermare che riscossione della tassa automobilistica è soggetta a termine di prescrizione triennale, ha altresì evidenziato che in virtù dei principi sanciti dalle Sezioni Unite la mancata impugnazione della cartella nei termini non comporta l'applicabilità del termine ordinario decennale di prescrizione in ordine alla successiva notifica dell'intimazione di pagamento

Lo ha deciso la Corte dei Conti della Lombardia con recentissima sentenza del 22 giugno 2017 n. 91
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(AGMnews) – V.G. – Milano 02 Ago. -  Un Ente regionale lombardo conferiva per un lungo periodo un incarico dirigenziale apicale (di natura tecnica) a soggetto estraneo ai ruoli dell’Amministrazione. La scelta era caduta su soggetto titolare, a detta dei conferitori, di un curriculum assolutamente idoneo alla funzione, “valutati i titoli le competenze e le esperienze professionali maturati”.  A seguito di un esposto dettagliato, la Procura regionale della Corte dei conti apriva una apposita istruttoria sulla citata nomina, per asserito danno erariale. Era risultato, infatti, che il candidato si era laureato in fisica in otto anni (quindi al quarto anno fuori corso), con voti 100 su 110, e le sue esperienze professionali si erano rivelate tutto sommato modeste (partecipazione ad un gruppo di lavoro presso una Provincia; un rapporto di lavoro presso la Regione, con qualifica di istruttore direttivo amministrativo in forza ad un gruppo politico; alcune docenze presso istituti scolastici di secondo grado, ecc.).  I giudici contabili, rigettando l’eccezione secondo la quale al caso di specie non si applicherebbe l’art. 19, comma 6, del D.L.vo n. 165 del 2001, norma invece costituente principio generale in materia estensibile anche agli Enti locali - in ciò richiamandosi anche a copiosa pregressa giurisprudenza conforme -  hanno rilevato che  il vigente quadro normativo impone, per soggetti non vincitori di un pubblico concorso (regola generale nel nostro ordinamento amministrativo), che per poter "lavorare", anche temporaneamente, con la Pubblica amministrazione (con rapporto subordinato o autonomo), occorre rispettare requisiti procedurali di selezione e di successiva trasparenza degli incarichi e, soprattutto, possedere assai elevati requisiti culturali professionali per il conferimento dei medesimi incarichi.  In altri termini, a norma della citata disposizione nell'attuale come nel previgente testo (anteriore cioè alla novella introdotta dal D.L.vo n. 150 del 2009), stabilisce dunque la possibilità di conferire incarichi di funzioni dirigenziali a tempo determinato, fornendone espressa motivazione, a tre diverse  categorie di soggetti di particolare e comprovata qualificazione professionale e culturale, non rinvenibile nei ruoli (dirigenziali) dell'Amministrazione: a) soggetti che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati, ovvero aziende pubbliche o private, con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali; b) persone che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla indefettibile formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche o/e (congiunzione mutata dopo il citato D.L.vo n. 150) da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso Amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza; c) soggetti che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti lombarda, con sentenza n. 91 del 22 giugno 2017, preso atto che la nomina del dirigente era avvenuta al di fuori dei criteri stabiliti dalla legge, e considerando che il soggetto cui era stato conferito l’incarico apicale non aveva quei doverosi elevatissimi requisiti di professionalità ed esperienza, ha condannato tutti gli autori del provvedimento in questione per il danno erariale cagionato all’Ente dall’assunzione (a tempo determinato) illegittima.
QPA
Domenica scorsa 16 luglio un uomo rende un coltello e prova a colpire la coniuge più volte, ferendola in maniera non grave, sul caso è intervenuta la consigliera Giuditta Lembo
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(AGMnews) - Campobasso, 20 lug. La Consigliera di Parità Giuditta Lembo alla luce dell’ennesimo atto di violenza contro una donna, avvenuto questa volta a Termoli ,  chiede alla Regione Molise di valutare la possibilità di costituirsi parte civile così come previsto dalla Legge regionale n.15 del 2013 contro la violenza di genere che all’art.11 comma 1 così  recita:”  La Regione ha facoltà di costituirsi parte civile in tutti i processi celebrati nel suo territorio aventi ad oggetto reati che presuppongono l'esercizio di condotte violente, anche di carattere morale, ai danni delle donne e dei minori di età”.  La costituzione di parte civile della Regione,  nonché l’attivazione del Codice rosa presso i Pronto soccorso e la previsione di un piano triennale di finanziamenti sono stati alcuni  tra gli emendamenti presentati dalla stessa Consigliera e  recepiti poi  nella Legge  contro la violenza di genere, dopo la propria audizione dinanzi alla  IV Commissione del Consiglio regionale. Sono fiduciosa –sottolinea la Consigliera Lembo- soprattutto nell’attivazione del Codice rosa grazie alla sinergia tra l’Istituzione  da me rappresentata e la Procura Generale nonchè le Procure di Campobasso, Larino e Isernia, la Regione Molise e  l’ASREM e credo saremo i primi in Italia a realizzarlo contemporaneamente presso tutti i Pronto soccorsio della regione. E’ fondamentale che le Istituzioni  affianchino le vittime alfine di infondere nelle stesse il coraggio necessario per affrontare un lungo percorso spesso pervaso da solitudine e sconforto. Anche il Comune di Termoli  può considerare questa possibilità, così come le Associazioni femminili e i Centri antiviolenza, perché solo facendo fronte comune riusciamo a dare una risposta concreta e decisa contro questo grave fenomeno. Investire inoltre nella prevenzione ed  informazione sono altri due aspetti  molto importanti e ineludibili. Per quanto concerne la formazione -continua la Lembo-  siamo tra le Regioni virtuose che hanno  realizzato  due corsi di formazione  frutto della Convenzione sottoscritta tra l’ Ufficio di parità da me rappresentato e  il “Centro di documentazione, ricerca e iniziative sulle culture di genere” presso l’Unimol, l’uno lo scorso anno e l’altro in corso di svolgimento, che  rappresentano un intervento concreto che va nella direzione di specializzare gli stakeholder  su come intervenire adeguatamente nei confronti delle presunte vittime. L’impegno di ognuno di noi sia in quanto Istituzioni che cittadini e cittadine è necessario, perché la violenza e ogni forma di discriminazione non sono un fatto privato ma  riguardano l’intera società, la violenza non è una malattia ma è un reato. Una società che lascia che accadano violenze di genere non va verso l’integrazione e la libertà della persona nella comunità e nella famiglia, perchè la violenza è  un problema che riguarda tutti e tutte e che proprio per la sua dimensione sociale e pubblica, sebbene la violenza venga consumata nel privato delle mura domestiche, ci colpisce profondamente come collettività. Un dramma che non rientra solo nella sfera della morale, come violazione dei diritti umani, ma che mina lo sviluppo del nostro Paese anche sul versante economico, registrando un costo altissimo, un costo stimato  da WEWorld  in  circa 17 miliardi di euro. Dei 17 miliardi di euro di costi diretti e indiretti calcolati in "Quanto costa il silenzio?", la percentuale più alta è rappresentata dal costo umano e di sofferenza che le donne subiscono lungo tutto l'arco della loro vita e che si ripercuote inevitabilmente e inesorabilmente sull'intera società. Le conseguenze esistenziali patite dalle donne in termini di danni fisici, morali e biologici e l'impatto sui figli e sulle figlie e sulle generazioni future ci costano 14,3 miliardi di euro. Da qui l’invito della Consigliera Lembo alle altre Istituzioni di riconsiderare l’importanza che le pari opportunità e la non discriminazione giocano nella lotta alla violenza di genere, e di non consentire più di relegarle a questioni delle donne !
A prendere l'iniziativa è stata l'associazione Antigone il cui scopo è interessarsi delle case circondariali di Italia
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(AGMnews) - Campobasso, 08 lug. In Italia da oggi ESISTE il reato di tortura nel codice penale. Un dibattito parlamentare che dura da ben ventotto anni. Un dibattito molto spesso di retroguardia culturale. Un dibattito che ha prodotto una legge da noi profondamente criticata per almeno tre punti: la previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinari. Era il dicembre del 1998 quando Antigone elaborò la sua prima proposta di legge, fedele al testo previsto nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984. Non abbiamo mai abbandonato la nostra attività di pressione istituzionale su questo tema. Siamo andati davanti a giudici nazionali, europei, organismi internazionali a segnalare questa lacuna gravissima nel nostro ordinamento giuridico. Oggi potremmo esultare e gridare la nostra Alleluia!! ...ma restiamo ancora assai scettici sulle forme adottate dalla legge: siamo ancora assi lontani, infatti, dalla abolizione e la giusta punibilità dei metodi violenti purtroppo ancora  in uso presso moltle delle roccaforti del potere istituzionale. Ci vorrà ancora molto lavoro: lavoro sull'adeguamento del Codice di procedura penale e -missione ancora più difficile- sull'adeguamento della coscienza 'umana' che abbandoni pian piano e definitivamente il binomio "autorità costituita - violenza privata". 
Il Sindacalista della Uilbac vuol tutelare beni culturali per non recare alcun danno al patrimonio
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(AGMnews) - Campobasso, 11 mag. Sembra fantasia ma sembrerebbe vero! Un tratturo, bene archeologico, bene dello stato, tutelato con decreti specifici, oggi come ieri, sarebbe sotto l’attacco di amministrazioni pubbliche! Nonostante l’introduzione, con D.LGS n. 42 del 2004, del Codice dei Beni Culturali che all’art.10, comma 1, reciti “Sono Beni Culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico”, nonostante all’art.20 comma 1 reciti ”I Beni Culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”, nonostante all’art.142, lettera m, dichiari tra le aree tutelate per legge “ le zone di interesse archeologico alla data di entrata in vigore del presente codice”, nonostante all’art. 146, comma 1 reciti “I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, a termini dell’art.142 o in base alla legge, a termine degli articoli 136, 143, comma 1, lettera d), e 157, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione”, nonostante l’articolo 4 della  L.R. n.9 del ’97 ricorda che “Le amministrazioni interessate a titolo gratuito di suoli tratturali, su cui insistono opere pubbliche o di pubblico interesse, ivi compresi anche aree residuali non altrimenti utilizzabili, all’interno del centro abitato, costruite anteriormente all’entrata in vigore della legge regionale n.9/97, possono acquisire le aree di stretta pertinenza per l’utilizzo dell’opera, salvaguardando comunque la continuità del percorso tratturale o recuperandola con possibili varianti”, nonostante la L.R. 19/2005 abbia tra gli obiettivi riportati all’art.1 il “favorire le azioni di valorizzazione, promozione e tutela del patrimonio tratturale regionale e della civiltà della transumanza”, nonostante i tratturi siano candidati come patrimonio UNESCO, nonostante esistano progetti europei di salvaguardia dei tratturi con l’Italia e il Molise in bella mostra,  nonostante i tratturi siano stati portati all’Expo di Milano in rappresentanza della cultura molisana, sembrerebbe che in un comune della provincia di Isernia (che a breve sarà reso noto) il sindaco e la sua amministrazione avrebbero deciso che, nonostante sul tratturo Celano-Foggia insista già un campo di bocce (!) (che sarebbe il caso di rimuovere), parimenti a tante altre schifezze sorte nel tempo sul tracciato tratturale, vorrebbero addirittura realizzare un porticato e una copertura a difesa dello stesso! Una piscina, no?! Ovviamente osceno ma non meno del resto della retroscena che ci si accinge a raccontare. Intanto è il caso ricordare che tale  citata straordinaria opera godrebbe di un finanziamento regionale pari ad euro 64.000 che, oltre a servire ad oltraggiare eventualmente un tratturo, risulta essere poco rispettoso dei tanti lavoratori messi per strada senza godimento alcuno! Ebbene, il comune, una volta accertato il finanziamento, si sarebbe adoperato da subito per la richiesta di rinnovo di concessione del tratto tratturale ad esso assegnato ai sensi della legge regionale n.9 del ’97 e dell’istituzione del Parco dei Tratturi, il quale, all’art.5 del suo regolamento dell’8 gennaio del 2003, n.1 riporti “in caso di interruzione del tracciato tratturale a seguito di individuazione di aree irrimediabilmente compromesse, i comuni, al fine di salvaguardare la continuità del percorso, segnalano alla regione terreni pubblici o privati per l’eventuale acquisizione al Demanio regionale – ramo tratturi a prezzi unitari e non superiori a quelli quantificati ai sensi del presente articolo. Le determinazioni per l’acquisizione dei suoli segnalati saranno attivate dalla regione Molise che sosterrà anche i relativi costi complessivi”, come peraltro già riportato nel Regolamento Regionale dell’11 febbraio del 2000, n.1. Tale rilascio di concessione, parrebbe (condizionale d’obbligo nella giungla della burocrazia) di competenza della Soprintendenza Archeologica e, parrebbe (ma forse qui il condizionale è esagerato) che, la medesima abbia dato parere favorevole al rinnovo. Ovviamente parliamo di concessione del suolo (giammai di approvazione del progetto di copertura che, invece, è di competenza della Soprintendenza per i Beni Paesaggistici), secondo quanto stabilito dalle leggi su citate. In questa fase ci sarebbero, se accertate, situazioni che dire di imbarazzo (molto più appropriato sarebbe parlare di penale) sarebbe molto riduttivo! Infatti, l’istruttoria della pratica della richiesta di concessione pare sia stata istruita da un funzionario della Soprintendenza Archeologica del Molise il quale, guarda caso, pare coincida con un componente della maggioranza del comune interessato!!!!!!!!! Se venisse confermata questo fatto preoccupante, anche un bambino capirebbe che il funzionario in questione, oltre che essere in palese conflitto di interesse, sarebbe anche in situazione di dolo, avendo saputo sin dall’inizio, in quanto amministratore comunale, dell’esistenza di un progetto edificatorio sul suolo tratturale medesimo! Una volta acquisito l’insperato (!) parere, l’amministrazione in questione avrebbe ricevuto, inopinatamente, anche il parere favorevole della regione! Ma va?! E certo, la medesima probabile concessionaria del finanziamento, come avrebbe potuto togliere con la mano sinistra ciò che probabilmente aveva elargito con la destra! Ma, ci piace ricordare, che la regione ha emanato la legge n.9 del 97, così come si vuole sottolineare quanto si prescrive in essa! C’è aderenza tra soggetto politico e tecnico? Il politico sa di stare a dare finanziamenti per opere che non possono essere eseguite secondo una legge da essa stessa emanata?! L’apparato tecnico sa di questa legge? Se sì, come avrebbe potuto dare parere favorevole?! Interrogativi, nient’altro che stupidi inquietanti interrogativi! Ma non finisce qui! Registrati con soddisfazione i primi pareri favorevoli, l’amministrazione comunale avrebbe inoltrato alla Soprintendenza per i Beni Paesaggistici il progetto vero e proprio, per intenderci quello delle pensiline e delle coperture. Come si vuole e si pretende dalle stanze del rispetto delle leggi, il progetto pare sia stato bocciato in quanto in totale contrasto con le norme e gli articoli di cui sopra. Lineare, giusto, atteso dai più. Dai più, appunto, non dal comune interessato! Sembra infatti che il sindaco e la sua cordata avrebbero, tra i fumi della rabbia e dell’arroganza, chiesto lumi al soprintendente. Inutile soffermarsi sulla ipotizzata risposta del dirigente a tale scomposta reazione: negativa, scontata e dovuta. Ma niente, il sindaco ed i suoi sodali, non soddisfatti, evidentemente, avrebbero preso carta e penna e, unitamente ad altri molto amichevoli sindaci, avrebbero inoltrato la loro protesta alla Soprintendenza in questione ed al superiore ministero! Ma, pensate l’ardire del potere dove arriverebbe! La nota piuttosto che interessarsi del diniego, pare che chiedesse alle strutture interessate di rimodulare le aree territoriali di competenza dei funzionari preposti all’istruttoria dei pareri paesaggistici!!!!! Questo passaggio sarebbe di una gravità assoluta, chiarissimo anche per i meno avvezzi! Ma mica finisce qui! Sembra che non si sia voluto tirare indietro da questo “prezioso contributo istituzionale” neanche il presidente della provincia di Isernia, il quale sembra che abbia sottoscritto l’edificante nota rimasta giustamente inascoltata dalla Soprintendenza e dal Ministero! E pensare che alcuni di questi “paladini”, sindaco del comune interessato compreso, pare aderiscano con le loro amministrazioni all’ASSOMAB, Associazione che tra i suoi obiettivi, tra le altre cose, ha la tutela delle valenze paesaggistiche e storiche dei luoghi! Di quali?! Mi piacerebbe essere smentito da chiunque degli attori di questa presunta schifezza, specialmente dagli irriducibili. Infatti, dopo i primi incauti approcci all’iniziativa del comune interessato direttamente, sembrerebbe che un buon 2/3 dei firmatari della presunta violenta nota, abbia fatto ritorno sui propri passi, forse capendo, dopo aver azionato il cervello, la gravità di ciò che avevano con ogni probabilità sottoscritto. Meglio tardi che mai, magari una nuova nota di chiarimento e scuse sarebbe opportuna. Rimarrebbero isolate nel loro testardo ed inaudito comportamento, il comune capofila ed altre due o tre amministrazioni comunali, forse non ancora lucide per comprendere fino in fondo cosa avrebbero messo tragicamente in atto! Adesso però, forse sarebbe il caso che, chi di dovere, accerti tutte le eventuali responsabilità e ristabilisca la giustizia e la legge a difesa del bene pubblico e collettivo. Si resta in attesa di chiarimenti o eventuali smentite.

Appuntamento in piazza Vidoni alle ore 11 con FLC, FP e NIdiL CGIL. Conclude Susanna Camusso.
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(AGMnews) - Campobasso, 06 mag.  Oggi, sabato 6 maggio 2017 tutta la CGIL si ritroverà a Roma in piazza San Giovanni Bosco a partire dalle ore 14 per proseguire la sfida per i diritti sulla “Carta dei diritti universali del lavoro”. Una grande manifestazione all’insegna della “riconquista del diritto alla reintegra” e per “contrastare la precarietà nel lavoro”. Nella stessa giornata di mobilitazione (e di festa) si terrà anche una specifica iniziativa sui temi del precariato nei servizi pubblici e nei settori della conoscenza e sul rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Il sit-in organizzato da FLC CGIL, FP CGIL e NIdiL CGIL si svolgerà nella piazzetta adiacente a Palazzo Vidoni dalle ore 11.00 alle ore 13.00 e vedrà la partecipazione del Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso. Le lavoratrici e i lavoratori precari che da anni svolgono mansioni stabili e necessarie per far andare avanti il mondo dei servizi pubblici e della conoscenza devono essere assunti, ed è necessario il rispetto integrale dell'intesa del 30 novembre 2016, ovvero il testo firmato da sindacati e Governo per l’avvio della trattativa per il rinnovo dei contratti pubblici. Organizzazione del lavoro, orari, sviluppo professionale, formazione e sanzioni disciplinari sono temi che devono tornare a essere oggetto di contrattazione, per un reale superamento delle fallimentari leggi Brunetta e Buona Scuola. Per tali ragioni, riteniamo necessario aprire una nuova fase di mobilitazione. Anche una folta delegazione molisana parteciperà alla manifestazione, con pullman che raggiungeranno la capitale da Termoli, Campobasso, Bojano, Isernia e Venafro.
Una proposta avanzata dal Comitato per il No del referendum costituzionale 2016
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(AGMnews) - Campobasso, 30 apr. Sul sito charge.org è possibile firmare la petizione per «restituire la sovranità agli elettori». È stata promossa dal Comitato per il No al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso (in cui è stato bocciato il ddl Boschi) per chiedere al Parlamento di approvare una legge elettorale proporzionale. Potrebbe apparire una questione tecnica, per gli addetti ai lavori, ma non è così. Spiegano i promotori: «Matteo Renzi ha potuto governare indisturbato per tre anni proprio grazie ad una legge elettorale che regalava al Pd una maggioranza in Parlamento che non corrispondeva minimamente alla maggioranza nel Paese… difatti, non appena il popolo ha avuto occasione, ha stroncato la sua riforma costituzionale e le sue politiche, ma ciò non è stato possibile prima di tre anni in cui ha potuto fare il bello e il cattivo tempo». Il Comitato, rappresentato in Molise da Michele Barone, ritiene «che questo non possa più ripetersi, che se, ad esempio, una forza politica ha il 40% del consenso del Paese deve avere il 40% dei seggi in Parlamento, non uno di più! Solo così può dirsi rispettata la volontà del popolo e scongiurato il rischio che una minoranza del paese prevarichi la maggioranza! Se nessun partito ottiene il 50% più uno dei voti, è necessario che più forze politiche trovino un compromesso per formare una maggioranza e un governo. Non è semplice, ma è l’essenza della democrazia». Sintetizza poi Barone invitando chi condivide questo punto di vista a sottoscrivere la petizione: «Se non hai la maggioranza nel Paese, non puoi governare da solo! E non si può, per aggirare le difficoltà dei compromessi politici, approvare una legge elettorale che consenta al partito che raggiunge non il 50% più uno dei voti, ma solo il 40% più uno, di governare da solo, come è previsto dall’attuale legge in Italia. Né si possono far scegliere ai capi-partito i parlamentari invece che ai cittadini, come prevede sempre l’attuale legge. Questi meccanismi sono intrinsecamente antidemocratici (non a caso, sono sconosciuti alla maggioranza dei Paeso europei!)».
Lo rende noto il consigliere Petraroia in un comunicato stampa
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(AGMnews) - Campobasso, 18 apr. Dopo una serie di sollecitazioni sul rischio di infiltrazione della criminalità organizzata in Molise, indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e ai Ministeri dell’Interno, della Difesa e di Grazia e Giustizia, culminate nell’interrogazione del 20 settembre 2016 sottoscritta da 14 parlamentari di Sinistra Italiana, la Commissione Parlamentare Antimafia sarà per la prima volta in Molise il 27 aprile  per ascoltare il Prefetto ed il Questore di Campobasso, il Prefetto ed il Questore di Isernia, i due Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Capo centro della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, il Procuratore distrettuale di Campobasso ed Procuratori circondariali di Isernia e Larino. Gli incontri si svolgeranno presso gli Uffici della Prefettura di Campobasso  dalle 9.15 alle 15 e si concluderanno con una conferenza stampa prevista per le 15.30. L’evento si intreccia anche coi lavori che la stessa Commissione Parlamentare Antimafia effettuerà il giorno precedente a Foggia stante la contiguità territoriale ed il crescente pericolo rappresentato dalla mafia foggiana e dalla criminalità organizzata del Gargano che sempre più spesso coinvolge il territorio del Basso Molise ed i nostri comuni costieri.  L’arrivo della Commissione Antimafia a Campobasso conferma la necessità di consolidare le azioni di contrasto alla criminalità organizzata, potenziare gli organici delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, ripristinare il Comando Regionale dei Carabinieri, evitare la soppressione della Polizia Stradale di Larino, della Polizia Postale di Isernia e della Polizia Ferroviaria di Campobasso, rafforzare i corpi specializzati della Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato capaci di controllare l’attività dei collaboratori di giustizia presenti sul territorio, di verificare la catena degli appalti e dei sub-appalti in edilizia, e nella fornitura di beni e servizi alla pubblica amministrazione, e di risalire a chi controlla i flussi di denaro delle scatole societarie che sul territorio movimentano imprese, società finanziarie, fallimenti, concordati in bianco e acquisizioni aziendali. Basta alzare lo sguardo sul territorio per scorgere beni confiscati alla camorra, prestanomi della ndrangheta e collegamenti con esponenti pericolosissimi inviati al confino o che scontano gli arresti domiciliari in Molise. Su questi temi si registra una fragilità degli anticorpi sociali e un silenzio assordante delle istituzioni , ma ciò che preoccupa maggiormente è che a fronte di un simile pericolo che cresce c’è uno Stato che scappa via e abbandona un territorio sempre più esposto.

Una marcia per rivendicare la pace e l'integrazione di tutti i paesi dell'Eurozona
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(AGMnews) - Termoli (CB), 22 mar. E' prevista per sabato 25 marzo a Roma la marcia per l'Europa in occasione del 60° anniversario della sottoscrizione dei Trattati di Roma: un appello all'unità, alla pace e all'integrazione di tutti i paesi dell'Eurozona. "Viviamo in un periodo storico in cui le derive nazionaliste, la crisi economica, il problema dei rifugiati portano sempre più persone a non avere fiducia nel progetto europeo, per questo sono orgogliosa - queste le parole del presidente del Consiglio Comunale Manuela Vigilante - che a Termoli pochi mesi fa si sia costituito il circolo territoriale del Movimento Federalista Europeo: un'iniezione di fiducia che fa tornare tutti noi a sperare. Dobbiamo ripartire dai giovani, dalla generazione Erasmus, dobbiamo approfittare del momento di convergenza previsto per sabato prossimo per mettere insieme le idee e portare a compimento il processo di unificazione europea. Gli enti locali - conclude la Vigilante -  hanno il dovere di far parte di questo rilancio perché è arrivato il momento di coinvolgere i cittadini ed i loro rappresentanti nel dibattito e nelle scelte che l'Europa ha bisogno di prendere".

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