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Attualità
Appello sulla sanità e sui tempi d'attesa per diagnostiche e visite ai pazienti
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(AGMnews) - Isernia, 29 apr. Si attende anni per una diagnosi, mesi per una visita, un esame di controllo o per ricevere un ausilio, giorni al Pronto Soccorso per un posto letto. Per contro, il tempo dedicato alla visita e quindi all’ascolto è sempre più ridotto, le ore dedicate all’assistenza domiciliare ed alla riabilitazione sono troppo esigue. È la condizione in cui vivono le persone con patologie croniche e rare che emerge dal XV Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità “In cronica attesa”, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva. con il contributo non condizionato di Merck & Co per il tramite della sua consociata MSD. Le persone con malattie croniche e rare e i loro familiari devono sopperire a molte carenze, utilizzando il proprio tempo e le proprie risorse economiche: fino a 10.000€ l’anno per l’assistenza psicologica, l’acquisto di farmaci e parafarmaci, la riabilitazione a domicilio; fino a 60.000€ l’anno per pagare la retta della residenza sanitaria assistita. A questo si aggiunge la burocrazia “trita-diritti” perché non si snelliscono le procedure burocratiche, come nel caso del rilascio di piani terapeutici per i farmaci o di protesi e ausili, l’assegnazione del contrassegno auto per invalidi o il rinnovo della patente. Anzi capita che anche quando la semplificazione c’è, nella sua applicazione diventi strumento per restringere i diritti, come nel caso dell’invalidità civile e dell’handicap. Al Rapporto di quest’anno hanno partecipato 46 associazioni aderenti al CnAMC, rappresentative di oltre 100mila cittadini affetti per il 64% da patologie croniche e per il restante 36% da malattie rare. Le stesse sono state intervistate tramite un questionario strutturato a partire dai punti cardine del Piano nazionale delle cronicità varato a settembre 2016, al fine di individuare gli elementi positivi e quelli critici su cui occorrerà lavorare per garantire una reale presa in carico dei pazienti. Il 38,3% degli italiani dichiara di avere almeno una patologia cronica e di questi circa il 70% dichiara di essere comunque in buona salute. Ipertensione (17,1%), artrosi/artrite (15,6%) e malattie allergiche (10,1%) sono nell’ordine le tre malattie croniche più diffuse. Per quanto riguarda le malattie rare, in Italia si stima ci siano tra i 450mila e i 670mila malati rari. Oltre il 60% delle associazioni segnala la carenza di servizi socio-sanitari sul proprio territorio (ad esempio logopedia, riabilitazione, assistenza domiciliare, servizi di trasporto) e le difficoltà di orientarsi fra i servizi, più del 50% evidenzia difficoltà in ambito lavorativo, legate alla propria patologia, disagi nel comunicare la malattia, difficoltà economiche.
 

I principali costi sostenuti privatamente dai cittadini con malattia cronica e/o rara (all’anno)

 

Spesa minima

Spesa massima

Screening e visite di prevenzione

60

10.000

Diete, attività fisiche, dispositivi

80

7.500

Supporto psicologico

20

10.000

Adattamento dell’abitazione

50

60.000

Visite specialistiche e riabilitazione a domicilio

100

10.000

Protesi ed ausili non rimborsati

300

7.000

Dispositivi medici monouso

50

3.000

Retta strutture residenziali o semi/res.

6.000

57.600

Visite specialistiche private

60

7.500

Esami diagnostici privati

30

8.000

Farmaci non rimborsati

50

10.000

Parafarmaci

25

10.000

Viaggi per motivi di cura

20

7.000

Alloggi fuori residenza per motivi cura

40

3.000

 
Nel rapporto con il medico, il 78% riscontra di aver poco tempo a disposizione per l’ascolto, di aver visto sottovalutati i propri sintomi (44%), la poca reperibilità (42%) e la scarsa empatia (26%). Ancora indietro sui programmi di prevenzione: non solo perché il nostro Paese investe 83€ a persona (cifra inferiore a quella di paesi come il Regno Unito, la Germania, Danimarca, Olanda e Svezia), ma anche perché, come dichiarano le associazioni, ben il 56% non è stato coinvolto in programmi di prevenzione nel corso dell’ultimo anno. Laddove svolti, tali programmi riguardano per lo più l’alimentazione corretta (24%) e i corretti stili di vita (20%). Diagnosi in tempi lunghi ed esiti incerti: a volte occorrono anni di attesa, sofferenza, solitudine ed incertezza, accompagnati da costi non indifferenti, prima di arrivare ad una diagnosi certa di malattia cronica o rara. Più della metà (58%) dice di non essere stato sottoposto a programmi di screening nel caso in cui ad un familiare sia stata riscontrata una malattia genetica e il 60% conferma un ritardo diagnostico. La presa in carico del paziente con patologia cronica rappresenta il cuore del Piano nazionale della cronicità e il punto sul quale si misura la qualità dell’assistenza fornita. Il 40% dichiara che sono stati coinvolti in progetti di cura multidisciplinari solo alcuni pazienti e in ugual percentuale (39%) addirittura nessun paziente. In merito alla riorganizzazione dell’assistenza prestata sul territorio, nonostante la legge abbia introdotto ad esempio le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e le UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie), il 39% non riscontra alcun cambiamento. Di conseguenza, i cittadini, nel 68% dei casi devono ricorrere al Pronto soccorso. E, ancora, non si accorciano i tempi di attesa nel percorso di cura: un’associazione su due afferma che non esiste un percorso agevolato che garantisca tempi certi per l’accesso alle prestazioni sanitarie. “A distanza di circa sette mesi dalla introduzione del Piano nazionale delle cronicità, alla cui stesura ed approvazione abbiamo contribuito come Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, non possiamo permettere che questo rimanga solo sulla carta. Infatti, ci risulta che, ad oggi, solo le Regioni Umbria e Puglia abbiano recepito formalmente il Piano; altre, ma ancora troppo poche, si stanno muovendo e lo fanno in ordine sparso. Chiediamo che entro l’anno tutte le Regioni lo recepiscano formalmente con delibera e che il Ministero della Salute istituisca al più presto la cabina di regia, garantendo la partecipazione di associazioni di cittadini e pazienti. Rispetto alle strategie di finanziamento del Piano, si potrebbe contare su circa 21 milioni di Euro, relativi al PoN GOV cronicità e sanità digitale per gli anni 2016-2023, ma anche su questo è necessario accelerare”. Queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale della Associazioni dei Malati Cronici. “E ancora, servono segnali e impegni concreti per la vita quotidiana dei pazienti: un piano nazionale per la semplificazione della burocrazia, a cominciare dalle procedure per il rinnovo del piano terapeutico sui farmaci salvavita, per il rilascio di protesi e ausili, per superare gli ostacoli nel riconoscimento di invalidità civile ed handicap. E ancora, un impegno per assicurare percorsi di cura reali ed esigibili per tutti: deve essere direttamente il SSN a prenotare esami, visite e prestazioni di controllo per il cittadino con malattia cronica o rara e a garantirli in tempi certi”. Nel frattempo, la riduzione dei posti letto ospedalieri comporta che, in due casi su cinque, i pazienti debbano ricoverarsi lontano dalla propria residenza o, in più di un caso su tre, accontentarsi di un posto letto in un reparto non idoneo (ad esempio, ragazzi ricoverati in reparti per adulti, pazienti immuno-compromessi in reparti affollati e potenzialmente pericolosi). Una volta ricoverati bisogna, poi, in più di un caso su cinque, fare i conti con pasti non adeguati e mancanza di attenzione del personale medico/infermieristico. Per il 15% delle Associazioni non viene rispettata la dignità della persona a causa della dotazione del reparto. Quando il ricovero avviene in una struttura riabilitativa, lungodegenza o RSA, i cittadini segnalano lunghe attese per accedervi (68%), la mancanza di equipe multi-professionali (40%), la necessità di pagare una persona che assista il paziente ricoverato (32%) o il costo eccessivo della stessa struttura (28%). In caso di assistenza domiciliare, il primo ostacolo è nella sua attivazione (63%), il numero insufficiente di ore erogate (60%) o la mancanza di figure specialistiche necessarie (45%). Per il 40% manca anche l’assistenza di tipo sociale. Sul fronte dell’assistenza farmaceutica, i cittadini denunciano limitazioni nella prescrizione da parte dei medici (35%), il costo eccessivo dei farmaci non rimborsati dal SSN (33%) o ancora la difficoltà nel rilascio del piano terapeutico (33%). A volte le limitazioni sono imposte dalle aziende ospedaliere o dalla Asl per motivi di budget (28%) o a monte attraverso delibere regionali (20%). Pesanti le difficoltà burocratiche soprattutto legate al riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap e riguardano: per il 46% l’accesso all’indennità di accompagnamento, per il 39% il riconoscimento dell’handicap, per il 31% l’accesso alla pensione di inabilità, per il 27% l’assegno mensile di invalidità civile, per il 15% l’indennità di frequenza. Sull’assistenza protesica ed integrativa, oltre la metà delle associazioni lamenta troppe differenze regionali. In generale, le problematiche principali riguardano i tempi eccessivamente lunghi per la fornitura (35%), la scarsa qualità dei presidi erogati (23%) e un problema di scarsa quantità (18%). Altro aspetto critico, la gestione del dolore: per il 62% delle associazioni, il personale sanitario sottovaluta il dolore; per il 38% manca un raccordo tra specialista e servizio di cure palliative. Inoltre, il 28% lamenta che i costi per una adeguata terapia analgesica siano a carico dei cittadini; il 24% ha difficoltà a farsi prescrivere farmaci oppiacei. 
Ancora molto poche le Asl (14% secondo le associazioni del CnAMC) che promuovono corsi di formazione per i pazienti e i loro familiari per la gestione della patologia, mentre ben l’80% delle associazioni ha coinvolto i propri associati in corsi su terapie e prevenzione, sostegno psicologico, aderenza terapeutica, campi scuola per i giovani. Sull’appropriatezza, emergono criticità rilevanti: ben il 58% riferisce che i suoi sintomi sono stati sottovalutati con conseguente ritardo nella cura; uno su quattro segnala invece di aver dovuto fare esami inutili o perché non adatti alla propria patologia o perché ripetuti più volte. In tema di aderenza terapeutica, il 59% riferisce che la mancata aderenza è dovuta ai costi indiretti della cura (spostamenti, permessi di lavoro etc..), il 52% alle difficoltà burocratiche, il 39% a interazioni con altri farmaci, o ai costi della terapia. In altri casi interviene lo scoraggiamento perché non si ottengono i risultati attesi (36%) o perché si tratta di una terapia eccessivamente lunga e complicata (26%). Sulla sanità digitale ancora arranchiamo: il 64% dice di non essere stato coinvolto in nessun progetto di telemedicina e, nonostante la ricetta elettronica sia stata introdotta già da alcuni anni, il 49% ritiene che essa non abbia prodotto alcun risultato, o solo in alcune realtà (22%). 
Malattie rare. Il primo problema per chi ha una patologia rara è la distanza dal centro di riferimento (68%) e di conseguenza i costi privati per lo spostamento e l’alloggio (61%). Segue, per un’associazione su due, la difficoltà di arrivare alla diagnosi e la mancanza di centri di riferimento. Ancora, la difficoltà nel riconoscimento dell’invalidità e/o dell’handicap (46%) e il mancato riconoscimento della patologia (43%). Sempre la stessa percentuale ha difficoltà nell’acquisto di parafarmaci (colliri, pomate, alimenti particolari, ecc.) e nel pagare privatamente esami e visite specialistiche. Difficoltà ancora più pesanti, soprattutto dal punto di vista psicologico, quando si parla di bambini e ragazzi affetti da una patologia rara, che spesso devono rinunciare a partecipare alle attività extrascolastiche (46%), si scontrano con problemi concreti come la presenza di barriere all’interno dell’edificio scolastico (42%) e talvolta subiscono situazioni come l’isolamento dai compagni o addirittura atti di bullismo (21%).
 
 
Isernia
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(AGMnews) - Isernia, 29 apr. Nella giornata di ieri Un uomo col volto coperto ha fatto irruzione nel supermarket Conad City situato nei pressi del Tribunale di Isernia e, pistola alla mano, ha intimato al cassiere di consegnare l’incasso di circa 1000 euro per poi dileguarsi in tutta fretta. Scattato l’allarme, sul posto si è precipitata la polizia. Da una prima stima l’ammanco ammonterebbe a circa mille euro. Pare che attendere il rapinatore ci fosse un complice a bordo di un’auto. La polizia ha eseguito i rilievi del caso e ha raccolto le testimonianze, necessarie ad avere elementi utili per l'identificazione del rapinatore.
Campobasso
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(AGMnews) - Campobasso, 29 apr. Di seguito viene riportata la nota stampa di Iorio: "Ribadisco un concetto oscuro all’attuale presidente della Giunta regionale: se per lui risolvere i problemi del Molise vuol dire creare problemi, sono fiero del lavoro svolto da me e dal mio governo regionale. Anche perché, se Frattura e compagni avessero messo lo stesso zelo impiegato a distruggere la Protezione Civile, far fuori l’architetto Giarrusso e licenziare i vincitori di concorso invece di studiare, capire  e provvedere ai bisogni del Molise e dei molisani, a quest’ora la nostra Regione e i suoi cittadini vivrebbero sicuramente in una situazione migliore di quella in cui versano. Invece il governatore rompe il silenzio sui fondi dell’emergenza neve 2012 per sottolineare mie dichiarazioni “ridicole e mendaci” che però, purtroppo per lui, carte alla mano (nonostante dalla Regione siano restii a concedere documentazione) dimostrano di come il disimpegno, il silenzio assurdo e vergognoso del centrosinistra governativo abbiano condotto i Comuni molisani e le aziende locali alla disperazione. Frattura e compagni avevano già tutto pronto, dovevano solo pretendere dal 2013 in poi, dal governo nazionale amico, di rispettare gli impegni presi nei confronti del Molise. Invece, prima con Enrico Letta, poi con Matteo Renzi, dalla Giunta regionale hanno assunto un atteggiamento lavativo lasciando trascorrere quattro anni  pubblicizzando finte attenzioni del premier verso la nostra terra e dimenticando di batter cassa per ciò che di diritto a noi spettava. Veniamo ai fatti. Secondo Frattura, io avrei autorizzato spese senza copertura. O Frattura è mal informato o non sa leggere gli atti. Ad autorizzare gli oltre 10 milioni di spesa (di cui 6 milioni circa erano i costi ammissibili per i Comuni, il resto riguardava altre spese) non è stata la Regione Molise bensì il governo centrale con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (all’epoca Mario Monti) del 28 settembre 2012 recante: “Riparto delle risorse, stanziate dall’art. 23, comma 9 del Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012, per gli interventi connessi alla eccezionali avversità atmosferiche che hanno colpito il territorio nazionale nel mese di febbraio 2012.” Pubblicato su G. U. n. 11 del 14.01.2013. Insomma, Paolo, quando c’è il riconoscimento dello Stato d’emergenza, come avvenne in quando l’eccezionale nevicata colpì tutto il Molise e gran parte dell’Italia dal 1 al 15 febbraio 2012, è lo Stato che riconosce e s’impegna verso gli enti locali ad erogare i fondi, non la Regione. Certamente però la Regione ha l’obbligo e il dovere, anche morale, di pretendere nel tempo che quegli impegni vengano mantenuti. Tu cosa hai fatto perché ciò accadesse in ben quattro, e sottolineo quattro anni dal 2013? Dov’è una tua firma sullo stanziamento di risorse nonostante l’impegno assunto e votato in Consiglio regionale? Sia nella prima fase della gestione e dell’erogazione dei fondi da parte della Regione stessa sia nella seconda fase con lo Stato di emergenza e quindi direttamente dal Dipartimento nazionale di Protezione civile, le spese autorizzate ammesse a finanziamento sono state solo quelle previste dai decreti e quindi relative a sgombero neve, sale, carico e trasporto della neve, gasolio per i mezzi, ecc… Le spese non ammissibili furono comunicate ai Comuni interessati con una nota direttamente dal direttore dell’ARPC, architetto Giuseppe Giarrusso. Fatte queste dovute precisazioni per ripristinare la verità dei fatti, è forse il caso di osservare che non conviene far ricadere sul lavoro svolto dal governo passato la vostra incapacità politica di far sentire la voce del Molise a Roma. Meglio continuare, come fatto in questi anni, il gioco delle tre scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare quando si tratta di fare ciò per cui il popolo vi ha eletti".
Regione Molise
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(AGMnews) - Campobasso, 29 apr. Il bando relativo alla sottomisura 6.1 è stato approvato con Determina Dirigenziale n.125 del 20/11/2015 e pubblicato sul Burm n.38 del 23/11/2015.La procedura utilizzata per la presentazione delle domande è stata quella del bando aperto che ha consentito di presentare le domande in due fasi diverse (step) con graduatorie di merito approvate con due cadenze temporali che hanno riguardato tutte le domande presentate nell’ambito della fase/step di riferimento. La scadenza relativa al primo step è stata fissata al 31 marzo 2016 e quella relativa al secondo step è stata fissata al 31 luglio 2016 con proroga al 07 ottobre 2016 (D.D.A. 35 del 29/09/16).La sottomisura intende sostenere l’insediamento di giovani agricoltori favorendo il ricambio generazionale nell’agricoltura molisana, il miglioramento delle performance economiche ed ambientali delle attività agricole ottenute dalla disponibilità dei giovani ad attuare soluzioni tecniche ed organizzative innovative e la dinamicità del sistema agroalimentare spingendo i giovani a fare imprese agricole. La sottomisura incentiva i giovani, spesso con grado di istruzione maggiore, ad avere un orientamento imprenditoriale maggiormente attento alle questioni ambientali ed alla sostenibilità delle pratiche agricole. Nell’osservare il contesto del Molise si evince che la maggiore scolarizzazione dei giovani, unitamente ai più elevati livelli di formazione, alle migliori capacità di comunicazione, alla maggiore propensione all’innovazione e al rischio d’impresa, risultano essere requisiti tali da consentire una maggiore efficienza ed innovatività ai processi produttivi aziendali.
La sottomisura di rivolge ai giovani agricoltori di età non superiore a quaranta anni al momento della presentazione che si insediano per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo azienda titolare o come socio di maggioranza ed amministratore laddove l’azienda sia una società agricola.La misura si applica su tutto il territorio della Regione.: La dotazione finanziaria del presente bando è di 6.000.000 di euro.
Le risorse sono state ripartite per i due step come segue:
- I step: 1.500.000 euro
- II step: 4.500.000 euro
Le risorse assegnate nel I step sono state di 575.000 euro. Le risorse non assegnate sono confluite nel II step aumentando la dotazione finanziaria disponibile a 5.425.000 euro.
L’aiuto viene concesso in modo forfettario quale aiuto allo start-up ed è dimensionato sulla base della situazione socio-economica delle diverse zone interessate dal programma. 
L’importo forfettario viene concesso partendo da un livello base di:
30.000 euro nel caso l’insediamento avvenga in aziende localizzate in zone montane con almeno una Produzione Lorda Standard di 10.000;
40.000 euro nel caso l’insediamento avvenga in aziende localizzate nelle altre zone D e con una Produzione Lorda Standard di 18.000. 
E’ prevista un’integrazione ai premi su indicati sulla base dei seguenti requisiti:
10.000 per il sistema agricolo che prevede la zootecnia;
10.000 per il sistema agricolo che prevede coltivazioni arboree;
15.000 per i sistemi agricoli di qualità riconosciuta (biologico, DOP/IGP, ecc).
La sottomisura sostiene il primo insediamento di giovani agricoltori.
Il sostegno favorisce il ricambio generazionale mirando al raggiungimento di due obiettivi centrali:
il miglioramento delle performance economiche ed ambientali delle attività agricole ottenute dalla disponibilità dei giovani ad attuare soluzioni tecniche ed organizzative innovative;
riattivare la dinamicità del sistema agroalimentare incentivando i giovani a fare imprese agricole.
 
 
Isernia
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(AGMnews) - Isernia, 29 apr. Su proposta del sindaco Giacomo d’Apollonio, la giunta municipale di Isernia ha manifestato la forte e convinta contrarietà dell’amministrazione comunale ad ogni eventuale forma di soppressione o depotenziamento della unità operativa ORL-Otorinolaringoiatria attualmente esistente presso l’ospedale 'Veneziale'. Con un apposito atto deliberativo, la giunta ha conseguentemente fatto voti all’Asrem affinché sia garantita nel nosocomio isernino la permanenza di tutti i servizi offerti dal predetto reparto. La deliberazione giuntale è nata dopo le notizie diffuse dalla stampa e da informazioni assunte in ambito medico-sanitario, che hanno rappresentato la concreta possibilità di una chiusura dell’unità operativa ORL-Otorinolaringoiatria del 'Veneziale', allo scopo di dare spazio all’attuale divisione di lungodegenza dell’ospedale di Venafro. «La paventata soppressione del reparto di Otorinolaringoiatria – ha affermato d’Apollonio – è solo un ennesimo episodio del progressivo depauperamento dell’offerta sanitaria che viene subita dall'ospedale di Isernia a causa delle scelte dell’Asrem. Il consiglio comunale, con deliberazione dell'ottobre scorso, ha già avuto modo di affrontare questo grave problema, facendo voti affinché i vertici regionali si impegnassero a considerare il nostro nosocomio come presidio sanitario con piena autonomia gestionale  e funzionale». «Il reparto ORL-Otorinolaringoiatria e l’intero ospedale – ha aggiunto il sindaco – costituiscono orgoglio e vanto della nostra città, che proprio di recente ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti dalla stampa specializzata del settore per la qualità della offerta sanitaria sul territorio, classificandosi addirittura al primo posto in Italia. La divisione di Otorinolaringoiatria è operante a Isernia da circa trenta anni ed è un sicuro e consolidato punto di riferimento per la diagnosi e la cura di tutte le patologie del ramo. Infatti, accoglie quotidianamente numerosi pazienti, molti dei quali provengono dalle province e dalle regioni vicine, a vantaggio soprattutto delle fasce più deboli della popolazione». L’ipotizzata chiusura del reparto – si legge, inoltre, nella deliberazione –, inciderebbe molto negativamente sulla complessiva accoglienza sanitaria della città e delle località limitrofe. Sarebbe un pericoloso vulnus per il diritto alla salute dei cittadini, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita.
Campobasso
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(AGMnews) - Campobasso, 28 apr. Il Consiglio Nazionale di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti ha annullato la sospensione dall’albo deliberata, a Luglio scorso, dal Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Molise nei confronti del Presidente dell’Assostampa del Molise e componente della Giunta Fnsi, Giuseppe di Pietro, rinviando il carteggio ad altro collegio. L’esponente del sindacato nazionale e molisano, difeso dagli Avvocati Vincenzo Iacovino e Pierpaolo Passarelli, aveva inviato una lettera all’Ordine Nazionale per segnalare la posizione di un iscritto e la sua attività professionale. A seguito di due esposti a firma di coloro che erano stati  indicati nella citata lettera, tra cui il vice presidente dell’Odg del Molise, Domenico Bertoni, il Consiglio territoriale aveva comminato la sanzione disciplinare, ora cancellata in sede nazionale. A supporto della sua decisione il CDN ha riportato una serie di osservazioni. Innanzitutto il principio del ne bis in idem. Il Consiglio del Molise, infatti, avrebbe dovuto analizzare i due ricorsi “congiuntamente”, mentre ha “irragionevolmente sdoppiato i procedimenti” giudicando Di Pietro due volte per lo stesso fatto e per questo infliggendo 3 più 3 mesi di sospensione dall’albo. Ad avviso del CDN “le ragioni portate avanti dai due esponenti si sarebbero dovute analizzare contestualmente e non disgiuntamente dal momento  che il bene giuridico protetto attraverso l’avvio di una azione disciplinare, non è l’onore  e il decoro dei ricorrenti, bensì il corretto esercizio dell’attività giornalistica con riferimento a quanto raccontato nella missiva , su cui vigila l’ordine. In più, secondo il Consiglio di disciplina nazionale , il ricorso presentato da Giuseppe Di Pietro va accolto in “considerazione della mancata corrispondenza tra quanto contestato in sede di apertura di procedimento e quanto poi posto alla base della delibera…..A Di Pietro rimproverato, in termini poco consoni all’uso, nell’ambito di un provvedimento disciplinare”, si contesta “di aver tenuto una condotta procedimentale non collaborativa, impedendo di acquisire prove a suo favore…” “Ferma restando la motivazione della delibera tutta incentrata a stigmatizzare il comportamento processuale tenuto dal Presidente dell’Assostampa – si legge nelle motivazioni del Consiglio di disciplina nazionale -, il CDN non può non evidenziare che l’atto di incolpazione, che temporalmente precede la delibera, nulla avrebbe potuto riferire su questo aspetto ma che soprattutto esso risulta generico nella sua formulazione….  Detto in altri termini, la comunicazione di avvio del procedimento è carente del ragionamento deduttivo in quanto non esplicita la relazione tra la violazione del generico dovere di lealtà e la diffusione ad un organo della categoria, da parte di un collega che è altresì presidente del sindacato dei giornalisti del Molise, di una missiva suffragata da contenuto documentale”. Ma il Consiglio Nazionale di disciplina ha detto anche altro, entrando nel merito della vicenda.                                
           “E bene ricordare – riporta ancora il dispositivo - che l’ordine dei giornalisti svolge la funzione di tutelare e rappresentare e tutelare il decoro della categoria dei giornalisti e non quello dei singoli iscritti. Detto in altri termini non hanno rilevanza le specifiche posizioni di ciascun esponente, valevoli eventualmente in altre sedi, ma il fatto unico, eventualmente scorretto, che può concretizzarsi in un abuso di lieve o grave entità’, oppure in una condotta che può compromettere la dignità dell’Ordine fino al punto da rendere incompatibile l’iscrizione del responsabile all’Albo”. Diversamente, il Consiglio di disciplina del Molise ha formulato “un atto di incolpazione generico”, mentre i fatti denunciati dal Presidente dell’Assostampa del Molise avrebbero dovuto avere “un accertamento pregiudiziale della veridicità”, cosa che non è avvenuta. Il Consiglio nazionale ha, infine rimarcato di “non poter non rilevare d’ufficio ai sensi dell’art 12 del regolamento, che nella sua difesa Di Pietro aveva sollevato una questione di ricusazione avendo chiesto la sospensione del procedimento indicando a motivo della domanda il mancato possesso dei requisiti di cui all’art 40 e 41 della Legge professionale in capo al relatore e al segretario del collegio assegnatario. Ragioni di convenienza, finalizzate quanto meno a non suscitare perplessità sulla regolare composizione dell’organo giudicante, avrebbero imposto che sul punto il Collegio, quand’anche ritenesse infondata la questione sollevata, si pronunciasse nella delibera conclusiva del procedimento, cosa che non è avvenuta”. L’annullamento dei provvedimenti disciplinari e le argomentazioni addotte dai componenti il Collegio nazionale confortano le tesi sempre sostenute dal Presidente dell’Assostampa del Molise e dai suoi difensori, che hanno deciso di adire le vie legali a tutela dell’immagine personale e professionale del giornalista professionista e dirigente sindacale Giuseppe di Pietro. Analoga posizione ha deliberato il consiglio direttivo dell’Associazione della stampa del Molise, ritenutasi parte lesa. In merito è opportuno rimarcare che il Presidente dell’Asm e componente l’esecutivo nazionale del sindacato dei giornalisti ha esercitato e adempiuto al ruolo statutario, nonché deontologico, chiedendo all’ordine regionale e poi a quello nazionale di verificare alcuni fatti, sui quali nessuno si è ancora pronunciato. 
Campobasso
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(AGMnews) - Termoli (CB), 28 apr. Il progetto interreg Land-Sea arriva a Termoli. Nella sala Consiliare del Comune di Termoli sono stati accolti i partner italiani e stranieri del progetto “Land-Sea. Sustainability Of The Landsea System For Ecotourism Strategies”, progetto che vede la Regione Molise partner principale e l’Autorità di Bacino Liri-Garigliano e Volturno quale capofila. Il Progetto, finanziato attraverso fondi FESR nell’ambito del Programma Interreg Europe, coinvolge partner internazionali quali la Regione della Catalogna, l’Agenzia di Ecologia Urbana di Barcellona, la Bulgaria con la Regione Varna e la Germania con la Città di Amburgo, ed è finalizzato a rafforzare la cooperazione e lo scambio di buone pratiche con partner internazionali. La visita di questa mattina a Termoli rientra nella ‘study-visit’ che prevede la visita lungo tutte le aree costiere del Molise con tappe specifiche a Termoli e a Marina di Petacciato alla scoperta delle caratteristiche naturalistiche della costa molisana sulla base delle quali andranno costruite strategie di attrazione turistica. 
Attualità
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(AGMnews) - Campobasso, 28 apr. Nascosta come la polvere sotto al tappeto, la crisi dell’edilizia è la più grave del Molise perché si trascina senza soluzioni da un decennio ed ha prodotto il licenziamento della metà dei 10 mila addetti del settore e un terzo delle 1700 aziende di costruzioni regionali, con un crollo dei salari erogati e un forte indebolimento del tessuto imprenditoriale molisano a vantaggio di una concorrenza sempre più agguerrita e priva di scrupoli che invade la regione aggiudicandosi gare al massimo ribasso, portando manodopera da fuori e spesso non acquistando nemmeno il calcestruzzo o i materiali di costruzione in Molise. Qual è la risposta delle Istituzioni a questa drammatica situazione che ha messo in ginocchio la micro economia di 5 mila famiglie di operai dell’edilizia che nel passato cumulavano 4/6 mesi all’anno di lavoro nei cantieri con attività integrative agricole e qualche mese di indennità di disoccupazione? Che fine ha fatto il Protocollo firmato tra sindacati, imprese edili e Regione Molise per gestire insieme questa fase così difficile? Non si possono sottoscrivere accordi che poi restano lettera morta con comitati che non si insediano, cantieri che non si aprono e operai molisani che restano disoccupati. Bisogna reagire a questa situazione e definire delle azioni concrete, ciascuno per le proprie responsabilità, per rilanciare il più importante settore economico molisano. Sinistra Italiana sosterrà per queste motivazioni le iniziative di lotta e le proposte che il movimento sindacale dell’edilizia ha elaborato, per rafforzare la mobilitazione e ottenere delle risposte utili per gli operai della nostra regione. 
Regione Molise
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(AGMnews) - Campobasso, 28 apr. E’ a dir poco assurdo il silenzio che ruota intorno all’appello di 37 sindaci a capo di Comuni che attendono da ben 5 anni di riscuotere le somme per lo sgombero neve relativa all’emergenza del 2012. Ricordo che all’epoca, con il governo di centrodestra, ci siamo preoccupati di dichiarare lo stato di emergenza mobilitando tutti i sindaci e autorizzando ogni iniziativa tesa ad evitare e/o risolvere situazioni di pericolo. Il computo delle spese fu concordato con la Protezione Civile Nazionale secondo PARAMETRI PRECISI E RISCONTRABILI. Il Ministero, con decreto del 28 settembre 2012, autorizzò per la Regione Molise una spesa di circa 2 milioni di euro e, con lo stesso decreto, ci assegnò un milione e 115mila euro che sono state incassate dalla Regione Molise ad aprile 2013, quando ormai c’era Frattura al governo. A maggio del 2013 l’Agenzia di Protezione Civile procedette ad emettere i mandati di pagamenti per i primi 66 Comuni. Il governo Frattura non doveva fare altro che farsi dare dallo Stato la restante cifra di 850mila euro circa e pagare i Comuni e conseguente le imprese. Invece da maggio 2013 non si hanno più notizie in merito. I sindaci chiedono lumi e nessuno risponde. Le imprese, invece, sono quelle che pagano dazio per questo totale immobilismo di un centrosinistra sempre più incentrato sui problemi interni di coalizione piuttosto che nell’affrontare le situazioni per le quali sono stati eletti. Motivo per cui ho presentato, insieme ai consiglieri di centrodestra, un’interrogazione urgente al presidente della Giunta regionale per sapere:
 
 
1)      Se la restante somma pari a 845.678,27 euro è stata riscossa dalla Regione Molise essendo ormai passati altri quattro anni da quel 2013,
 
2)      Se ancora non viene riscossa, cosa è stato fatto dal governo regionale per ottenere l’importo dovuto dal Ministero competente, visto anche il susseguirsi di governi della stesso colore politico;
 
Come intende comportarsi il governo regionale nei confronti dei 37 Comuni che chiedono la riscossione di un loro diritto viste le parole di Paolo di Laura Frattura che nel 2013 annunciava:  “le restanti somme, per un importo di 845mila 678,27 euro saranno trasferite non appena da noi riscosse, con la puntualità, la regolarità e la celerità che dobbiamo ai nostri Comuni e ai nostri numerosissimi imprenditori che ancora aspettano il pagamento per il lavoro prestato con lo sgombero neve un anno e mezzo fa”.
Regione Molise
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(AGMnews) - Campobasso, 28 apr. “Il silenzio vergognoso è sempre preferibile alle dichiarazioni ridicole e mendaci, il consigliere Michele Iorio dovrebbe tenerne conto. Al nostro governo regionale continua a contestare disastri amministrativi che portano la sua firma, come la gestione dell’emergenza neve del 2012. Delle due l’una: o Iorio non sa come stanno per davvero le cose, o mente sapendo di mentire. Quello che lui sostiene in relazione a 850 mila euro che noi non avremmo ancora riscosso dal Governo centrale, è falso. Tutto quanto la Protezione civile nazionale ci ha riconosciuto è stato  riscosso e anche trasferito agli enti locali interessati “con la puntualità, la regolarità e la celerità”, che contraddistinguono ogni nostra azione, a dispetto della facile ironia che l’ex presidente Michele Iorio prova a fare nei nostri confronti. Sono caratteristiche che non ritroviamo in chi, sempre Iorio, con decreto 22 di febbraio 2012 autorizzò i presidenti delle province e i sindaci di tutta la regione Molise a spendere quanto loro ritenessero necessario per fronteggiare l’emergenza di allora. Conti senza l’oste e con la consapevolezza che l’oste potesse essere distratto. Senza, tra l’altro, stanziare risorse proprie. Non a caso nello stesso provvedimento all’articolo 4 Iorio, evidentemente sospettando che il Governo potesse contestargli una spesa eccessiva, precisava che “gli oneri derivanti per l’attuazione di tutte le iniziative necessarie al superamento dello stato di emergenza” sarebbero stati “a carico del Bilancio regionale e individuati con successivo provvedimento”. Tradotto: Iorio ha autorizzato una spesa per un totale di circa 12 milioni di euro senza avere certezza e contezza di quanto gli sarebbe stato riconosciuto a livello centrale, senza avere in tasca soldi regionali e senza adottare poi l’atto successivo con cui aveva garantito copertura completa. I risultati li sappiamo. La Protezione civile nazionale ha quantificato i danni in 1,96 milioni di euro e stanziato 1,858 milioni, trasferendo subito una prima quota di 1,115 milioni e poi i restanti 743 mila euro, la somma che secondo Iorio non avremmo riscosso. Magari si è distratto, ma sono stati già assegnati da noi ai comuni che reclamavano il ristoro. Parallelamente rispetto agli oltre 10 milioni di spesa autorizzata da lui, la Regione è riuscita all’epoca a liquidare soltanto 1,6 milioni. Poi nient’altro. Ai nostri enti locali restano da erogare 8,5 milioni di euro e noi, non Michele Iorio, stiamo lavorando alla soluzione di questo problema come di tutti gli altri che lui ha creato al nostro Molise. Altro che vergognoso silenzio, la verità è questa”. Così il presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura, in replica alle dichiarazioni del consigliere regionale Michele Iorio.
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